VITE FRAGILI A SAN SIRO

copertina_majorino_bigIl passo lento di una storia di quartiere, dove la morte e la vita si incontrano su un pianerottolo che sa di aglio e soffritto, mischiato al sapore di dentifricio e gin che impasta un racconto sulle persone, le mille forme dell’amore, i dolori, le mancanze e momenti di felicità fuggita. E’ un’istantanea popolare quella che Pierfrancesco Majorino racconta nel romanzo “Maledetto amore mio” (Laurana Editore), senza fronzoli né macchiette. Piuttosto una storia di uomini e donne alle prese con la fatica di vivere il presente e rivivere il passato, all’ombra delle case di San Siro, quartiere simbolo di Milano, luogo di alloggi popolari dove convivono anziani come Ivo, giovani grandi grossi e fragili come Markus, donne ferite come Lisa e uomini scappati dal mondo e dalle responsabilità come Little Boy, italiani e famiglie straniere. E tanti bambini, che se ne trovano ormai solo nelle case popolari, quelle dove i cortili sono come 30 anni fa, quando si giocava scorrazzando sul cemento come fosse un prato d’erba. Majorino, assessore alle politiche sociali del Comune e una lunga militanza politica alle spalle, si immerge nel mondo che conosce e, come spiega lo stesso autore alla fine del libro, non può che attingere da storie, episodi, volti e fragilità incontrate quotidianamente da oltre due anni. Ma il libro di Majorino non e’ né politico né ‘sociale’ in senso stretto, è anzitutto un racconto intimo e molto umano in cui è un suicidio il pretesto per intrecciare nuove relazioni nel vicinato e in cui la narrazione procede lasciando poco spazio all’azione e molto al lento dispiegarsi dei personaggi, delle loro debolezze e della loro capacità di incontrarsi nonostante, anzi, grazie alle reciproche fragilità e solitudini. E in questo il libro è sì una riflessione su quello che i quartieri popolari potrebbero ancora rappresentare per Milano e i suoi abitanti. Non è un racconto semplice, che si legge pero’ con piacere per la sobrietà di dialoghi e l’attesa di un epilogo che, date le premesse, non potrà essere forzatamente positivo. Non c’e’ un lieto fine, ma una fine che per tutti i protagonisti, forse e’ un altro inizio. 

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