PRIGIONE CONDOMINIO

download L’INTERVISTA CON L’AUTORE Cinque persone in coma, esistenze congelate e da indagare per un lettore cinico quale quello di “CondominioR39” che può giocare a “il gatto e il topo” idealmente anche con un 27enne in pieno stato confusionale. E così volano via veloci le 450 pagine del nuovo romanzo firmato dal giovane Fabio Deotto, penna brianzola della generazione anni ’80 rubata al mondo delle Biotecnologie. Un guadagno per quello della letteratura milanese tra giallo e racconto sociale. Pubblicato da Einaudi il libro di Deotto si iscrive nella “letteratura di condominio” a cui grandi autori si sono ispirati per raccogliere e raccontare un pugno di esistenze che poco hanno in comune se non l’indirizzo.

Quanto ci ha messo a scrivere il libro? L’idea è legata ad un particolare aneddoto o frutto di un particolare progetto? Ci ho messo più o meno quattro anni. L’idea iniziale in realtà risale al 2006: al tempo avevo abbozzato una trama indicativa, che poi ho lasciato in sospeso. Nel 2010, dopo aver scritto un altro romanzo, ho ripreso a lavorarci e ho continuato fino a qualche mese fa.

Perché hai scelto di ambientarlo a Milano? Non c’è una motivazione precisa. Volevo che fosse ambientato nella “zona tampone”, vale a dire quella che divide il centro di una metropoli dai sobborghi residenziali. Milano si prestava particolarmente perché è la città che conosco meglio, essendo cresciuto a 20 minuti di macchina da Piazzale Loreto. 

Come hai scelto e creato i protagonisti e le loro storie? È stata una scelta “creativa” o l’intento più calcolato di creare un microcosmo che rappresentasse le diversità della città? Quello che mi interessava, era raccontare diverse tipologie di persone, il loro modo di rapportarsi ai fallimenti e alle aspettative, in particolare volevo approfondire la tendenza all’auto-reclusione dettata dalle loro paure e dal loro cinismo. Negli ultimi anni, mi sono accorto che sempre più persone, raggiunta una certa età, tirano i remi in barca e cominciano a fare bilanci, come se tutte le carte fossero state giocate e la partita già finita. Nel romanzo, praticamente tutti i protagonisti sono nella condizione di rivoluzionare la propria esistenza, fare nuove scelte, decidere che tipo di vita vivere. Eppure quasi tutti si comportano come se non avessero che pochi giorni da vivere.

Per i meccanismi delle indagini e, in generale, per muoverti e descrivere il mondo delle forze dell’ordine hai attinto all’esperienza, a conoscenti/amici o “hai studiato” sui libri? Per la maggior parte, è stato un lavoro di documentazione. I testi tecnici mi sono serviti per comprendere alcune dinamiche processuali, più che altro. Per quanto riguarda invece le indagini, mi sono affidato a saggi e a del materiale che ho reperito sui siti istituzionali e in alcuni archivi specializzati.

Per quanto riguarda le storie, ci sono stati spunti di cronaca nera da cui hai attinto o è tutto inventato di sana pianta? Tutto inventato.

C’è un personaggio in cui ti ritrovi? Non proprio. Per certi versi, però, devo ammettere che Pierfranco, il vecchio biologo, ha alcuni punti in comune con me, anche se c’è il fatto che lui è un pessimista cronico arrabbiato col mondo, mentre io sono un inguaribile e testardo ottimista. Volendo lavorare di fantasia, questo vecchio biologo potrebbe essere la proiezione di quello che temevo sarei diventato, se non avessi abbandonato la mia carriera universitaria a favore della scrittura. Dico tutto ciò perché io sono laureato in Biotecnologie.

Con quale dei personaggi principali usciresti a mangiare una pizza?
Scelgo sempre lui, Pierfranco. Anche se dubito che riuscirei a convincerlo a uscire di casa.

Chi uccideresti tra di loro? Nessuno.

Hai un prossimo romanzo in mente o già in scrittura? Sì, sto lavorando a un nuovo romanzo. Ma non parlo mai di qualcosa a cui sto ancora lavorando. È una delle poche cose su cui sono inflessibile.

VIDEO: L’INCONTRO CON L’AUTORE

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