IL DIARIO DELLA SPERANZA

SjUdV8rAd1OB_s4Il diario di un’estate difficile tra riflessioni personali, vita quotidiana e la costante spina nel fianco della crisi che interroga e preoccupa ogni ora della giornata. Don Virginio Colmegna, fondatore della Casa della Carità, racconta nel suo libro-diario “Regaliamoci speranza” (Il Saggiatore) il tormento di un’ estate, quella 2013, e della ‘sua’ Casa, struttura di accoglienza nata nella periferia milanese per volontà del cardinale Martini e oggi affermato e necessario presidio di solidarietà in città. Un luogo dove la parola speranza è ‘in nuce’ il cuore delle attività e l’estate scorsa ne è diventato anche ‘slogan’, perché regalarsi speranza, per gli operatori della Casa e per don Colmegna è non solo un auspicio ma un ‘metodo di lavoro’. Mentre la crisi consuma anche le donazioni per la struttura, mentre i lavoratori devono ricorrere ai contratti di solidarietà e alle porte della Casa bussano sempre più persone, “l’intuizione” è trasformare la crisi in una scommessa. Con idee, impegno e partecipazione, soprattutto in un periodo come l’estate tradizionalmente ‘avaro’ di generosità. La forza del libro è l’equilibrio tra la riflessione personale, la preghiera, il continuo interrogare Dio (“Sono in ginocchio, in adorazione eucaristica. In questi giorni non riesco a staccarmi dalla posizione fisica e mentale di chi implora, perché Casa della Carità sia sostenuta e abbracciata dalla Provvidenza”, scrive don Colmegna) e l’impegno collettivo della Casa che declina la propria solidarietà con la parola convivialità. La vita di Colmegna è d’altronde pienamente compenetrata con quella della Casa: la condivisione di incontri, pranzi, momenti di preghiera, partite di calcio e cultura sono così il ‘filo rosso’ di un’estate in cui “Regaliamoci speranza” diventa l’appuntamento quotidiano in un luogo dove non sentirsi soli. Gli ospiti della casa, i volti ricordati da don Colmegna, l’agenda fitta di impegni scandiscono così un diario in cui il religioso non manca di ‘invocare’ e rivolgersi alla propria fede per riaffermare definitivamente e convintamente il senso di un impegno che ancora una volta è personale ma prende forza in quanto collettivo e condiviso: “Mi è stato chiesto di stare sempre sulla soglia, come Abramo sotto le querce di Mamre, pronto a scattare in piedi ogni volta che si avvicina qualcuno e chiede di essere ascoltato”.

LIBRI AMICI   Ora et labora

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