IL ROMANZO DELLA BRIANZA

per-rivedere-te_gabriele-dadatiL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Un piacentino che racconta la Brianza con la scusa di un fantomatico libro-intervista commissionato da un citato ‘Corriere della Sera’ in accordo con un inventato titolare di agenzia di comunicazione, tal Mattia Spaini. Ecco cosa accade “Per rivedere te”, anche titolo del libro di Gabriele Dadati edito da Barney e incentrato sulla figura di Manlio Castoldi, anziano romanziere brianzolo. E’ lui che il protagonista ha il compito di raccontare, per commissione, ed è per lui che sbarca a Seregno e comincia ad esplorare la Brianza.

Nella vita reale accetteresti la proposta di Spaini? Perché? Compatibilmente con gli impegni del momento direi di sì, la accetterei. Ho sempre fatto scrittura di servizio, di “manovalanza”, e la faccio tuttora. Un libro-intervista a una figura di valore – tra tante proposte possibili – non sarebbe certo la peggiore esperienza.

Perché hai scelto la Brianza? Secondo te è un luogo emblematico in questo periodo? Mi è parso l’ultimo posto in Italia dove ci sia ancora un sogno di benessere, una volontà diffusa di farcela secondo uno schema tutto sommato tradizionale: “rimbocchiamoci le maniche e poi vediamo cosa succede”. Questo sogno ha degli estremi positivi di idealismo e degli estremi negativi di ottusità, ma è senz’altro qualcosa di impressionante.

Come ti sei avvicinato al territorio brianzolo per conoscerlo e raccontarlo? Ragioni personali mi hanno portato a frequentarlo ben prima dell’idea del libro. Poi è arrivato il libro.

Come hai lavorato per documentarti e informarti? Un po’ ho gironzolato, un po’ ho studiato. Immaginare la vicenda è stato un lavoro di poco più di un anno, poi il romanzo è stato scritto in due settimane di reclusione. Sono passati alcuni mesi in cui non l’ho toccato, poi lo riscritto un certo numero di volte. Le persone con cui ho parlato sono tante.

Come è stato il primo impatto con la Brianza? Mi ha colpito molto la gestione dello spazio. Il fatto che il tessuto produttivo e il tessuto urbano molto spesso si sovrappongano, ad esempio, scardinando quella polarità centro storico-zona industriale che è invece consueta a tante altre zone d’Italia. Oppure la forma abnorme di molti luoghi di commercio, come anche i loro orari prolungati. Queste però mi sembrano caratteristiche soprattutto della bassa Brianza, mentre quella alta è incantevole.

Col tempo, e la conoscenza, cosa ti ha sorpreso della Brianza e dei suoi abitanti? La velocità. Mi pare che si viva a una velocità molto alta, con esistenze molto piene di oggetti, attività, movimenti, e un radicale ridimensionamento dell’otium. In questo senso Manlio Castoldi, lo scrittore che il protagonista intervista, ha caratteristiche tutte sue, che allo stesso tempo lo distinguono e lo isolano, evidenziando dinamiche altrimenti diffuse, che si vedono tutt’attorno.

Che reazione ti aspetti dai lettori che conoscono l’ambiente da te descritto? Attendiamo e vediamo. Anche se, in genere, mi pare che i libri non provochino poi queste grandi reazioni. Anzi, se c’è una cosa che passa ignorata, in Italia, sono proprio i libri. E forse è anche giusto così.

Hai seguito o sei a conoscenza delle polemiche legate al film di Virzì “Il Capitale Umano”? Che idea ti sei fatto in merito? Ho seguito solo superficialmente e quindi non ho un’opinione precisa. Posso però dire questo: un libro è un atto di comunicazione, una missiva indignata è un atto di comunicazione. Quindi se l’uno provocasse l’altra, mi parrebbe sensato. È quando ti menano, secondo me, che sono andati un po’ oltre.

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