SINDACALISTA, CICLISTA E MARINAIO

Schermata del 2014-04-04 16:52:46

L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Ha scritto, scrive e scriverà gialli, e anche altro, finalista del Premio di letteratura Rai La Giara lo scorso anno, prima ancora studente del milanese Berchet, ora Ivan Brentari pubblica uno studio su “Giuseppe Sacchi. Dalle lotte operaie allo Statuto dei Lavoratori”. Il libro, edito da Unicopli per l’Associazione Archivio del Lavoro di Sesto San Giovanni, ha la prefazione firmata da Graziano Gorla, segretario della Camera del Lavoro di Milano, e la postfazione da Maurizio Landini, segretario nazionale della FIOM. In mezzo, la vita di Giuseppe Sacchi: molta politica e storia, ma anche molte avventure, letterarie e non.

Perché Giuseppe Sacchi ? Perché ha avuto una vita fuori dal comune. Per poco non è diventato ciclista professionista e compagno di squadra di Fausto Coppi, negli anni ’30 ha girato il mondo intero su un esploratore della Regia Marina, durante la Seconda Guerra Mondiale è sopravvissuto all’affondamento della corazzata sulla quale prestava servizio, è sfuggito fortunosamente alla deportazione nei campi di concentramento, ha passato una notte intera in casa di Nikita Krusciov a discutere di politica… Tanto per citare alcune esperienze che ha vissuto.

Ci sono degli aspetti del personaggio che hai amato in modo particolare? Senz’altro la totale mancanza di personalismo. Sacchi in gioventù è stato operaio tra gli operai e marinaio tra i marinai. È sempre stato uno tra tanti, non si è mai considerato solo un singolo. Questa maniera di guardare la vita si è riflessa anche sul suo approccio alla politica e al sindacato.

C’è un aneddoto nella vita di Sacchi che ti ha colpito? Durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre la sua nave affondava e i commilitoni gli vorticavano attorno terrorizzati, scorse a terra un libro. Sebbene fosse circondato dalla disperazione e stesse rischiando la vita, non resistette e lo raccolse. Era “Furore” di Steinbeck. Sacchi ha letto e legge ancora molto: è entrato in fabbrica a 14 anni, non ha potuto studiare. Forse proprio per questo, è sempre rimasto vivo in lui un irrefrenabile impulso verso la letteratura, come una promessa da mantenere.

Una storia come quella di Sacchi che “messaggio” può mandare oggi? Di mondo del lavoro, di diritti e di Statuto dei Lavoratori se ne parlerà molto nelle prossime settimane. Forse sapere da dove arriva lo Statuto potrebbe aiutare.

Il tuo è un romanzo o qualcosa di diverso? E’ uno studio di ricerca storica, non un romanzo. Sacchi da segretario della Fiom di Milano ha diretto alcune delle lotte operaie più importanti del secondo dopoguerra. Quella degli elettromeccanici dell’autunno-inverno’60-’61, ad esempio: 60mila operai che hanno scioperato quattro ore al giorno per quattro mesi consecutivi. In parlamento, poi, è stato estensore del primo progetto di legge sullo Statuto dei Lavoratori, testo diventato matrice di quello che lo Statuto dei Lavoratori.

In quanto tempo lo hai scritto? Come hai proceduto? Ci ho messo due anni. Ho dovuto esaminare centinaia di documenti presso l’Archivio del Lavoro di Sesto San Giovanni e l’Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea, oltre che decine di Atti Parlamentari e articoli di giornale. Un lavoro lungo ma gratificante.

Ti manca scrivere narrativa? Hai progetti? Non ho mai smesso. Dopo il giallo che partecipò al Premio “La Giara”, ne ho scritto un altro, sempre con lo stesso protagonista. Ora ho iniziato a scrivere qualcosa per un’altra idea che da qualche tempo mi si agitava in testa, nel frattempo sono impegnato con un progetto di diffusione letteraria che sta cominciando proprio in questi giorni: Met-Let. Con l’uscita del libro su Sacchi ho aperto un sito internet dovesi potrà trovare d’ora in poi ciò che faccio.

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