NELLA CASA DI VETRO

62Uno sguardo esterno ma mai intrusivo, emozionato come un fantasma non farebbe mai. Chi è il protagonista e voce narrante del nuovo romanzo candidato al premio Strega di Giuseppe Munforte? Vede la figlia più grandicella diventare grande, tenera e impertinente, e il fratello più fragile dietro di lei: Sara e Andreas, piccole creature da accarezzare solo con lo sguardo. Ormai. Il motivo dell'”ormai” lo si comprende alla fine, ma subito si capisce che il protagonista non è fisicamente presente nella storia, non partecipa alla vita che scorre “Nella casa di vetro”. Così, “Nella casa di vetro” diventa automaticamente il titolo del romanzo, pubblicato da Gaffi Editore e selezionato tra i 12 finalisti del premio letterario.

Seguendo con delicatezza la famiglia del protagonista, il lettore viene presto contagiato dall’approccio sconfinatamente amorevole con cui pagina dopo pagina si racconta la sua quotidianità milanese. Una donna sola con due figli piccoli, la scuola e gli allenamenti, le uscite, la spesa, la merenda dal panettiere e la partita di calcio ai giardinetti. In corsivo, poi, arrivano incursioni nel futuro, nella futura vita dei due bambini alle prese con qualcosa di più ampio che la dimensione “quartiere”. La laurea, un viaggio, sogni e progetti. Uno sfizio, quello dei flash nel futuro, che toglie qualche curiosità al lettore, ed è quasi la voglia dell’autore di rassicurare e rassicurarsi: “non li abbandonerò”.
Intrisi, grondanti, di sentimenti paterni mai patetici, i lettori di “Nella casa di vetro” partecipano ad una favola che è metropolitana in tutto e per tutto. Silenziosa ma Milano c’è, in ogni riga, in ogni evento quotidiano che tanto a Davide manca perchè non più vissuto e mai più vivibile affianco ai suoi figli. Le strade, sono quelle di Milano, i negozi, le abitudini, i rapporti di vicinato o tra colleghi, sanno innegabilmente di milanese e aprono una seconda chiave di lettura del romanzo che a primo acchito appare solo intimistico. “Nella casa di vetro” è invece anche un prezioso affresco di una epoca e di una città fotografata da Davide, con un punto di vista che solo Munforte, milanese classe’62, con la sua invenzione letteraria può regalare.
In un tweet si potrebbe definire il romanzo come la trasposizione del film“Ghost” a Milano. Ma ci sono due figli, e la storia cambia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...