JESS, UN RAGAZZO DI VIA PADOVA

Il ragazzodi via PadovaC’e’ la strada, dove Arnaldo Gesmundo letteralmente nacque, ci sono le osterie, c’e’ la ‘ligera’, gli ‘scrocconi’, i ‘fannulloni’ pronti sempre a far festa, c’è Milano e soprattutto c’è via Padova. La storia di ‘Jess il bandito’, “Il ragazzo di via Padova”, scritto dal protagonista, Arnaldo Gesmundo, con il giornalista Matteo Speroni, editore Milieu, è la storia di un uomo e di una città. E’ la storia di un giovane nato in piazzale Loreto nel 1930, famiglia operaia, i primi passi mossi sulla strada, poi diventati corse e fughe dalla polizia.

Nella riscoperta dei ‘banditi senza tempo’ dell’editore Milieu non poteva mancare la storia di Gesmundo, uno dei leggendari rapinatori della banda di via Osoppo, il commando dei sette ‘uomini d’oro’ che in tuta da operai mise a segno, nel febbraio 1958, il ‘colpo del secolo’, un bottino milionario sottratto a un furgone portavalori senza vittime. Ma Gesmundo e la sua vita, qui raccontata in prima persona, non sono solo via Osoppo, sono la storia di un giovane cresciuto durante la guerra e diventato adulto nel dopoguerra, con troppe armi ancora in circolazione e l’euforia della fine del conflitto, un giovane che come molti suoi coetanei trasforma, in quegli anni duri, la voglia di libertà in un ribellismo istintivo e una spavalderia che quasi inevitabilmente sfociano nel crimine. Il primo colpo andato male, il primo arresto e le giornate a San Vittore, la trasferta a Marsiglia, sono le tappe – ricorrenti per i protagonisti della ‘mala’ di quegli anni – di un’educazione criminale costruita sulla voglia romantica di sfidare il mondo e guadagnarsi – senza troppe fatiche – il diritto a una bella vita, quella vita ‘ligera’ che Gesmundo osservava da bambino nelle osterie di via Padova. Da emulare, però, non c’è più la vecchia guardia, ma i professionisti delle rapine a mano armata, colpi divenuti celebri messi a segno nelle banche con travestimenti ispirati dalle imprese dei gangster americani. Gesmundo, tra carcere e libertà, intreccia relazioni, conosce la mala milanese, si lega a complici che diventeranno amici fino al celebre colpo del 1958, nel libro raccontato nei dettagli da uno dei protagonisti assoluti, poi la fuga a Cortina d’Ampezzo, l’arresto e il calvario giudiziario. Ad arricchire la storia di Gesmundo, che come altre vite criminali del dopoguerra è un controcanto alla città che risorge dai bombardamenti, ci sono molte foto d’epoca e il carteggio che il ‘ragazzo di via Padova’ intrattenne con il capo cronista del Corriere della Sera, negli anni Sessanta, Franco Di Bella. Storie criminali, storie ai margini, ma come scrive nella prefazione il figlio e giornalista Antonio Di Bella, “Credo non si possa capire Milano se non si leggono le storie di Gesmundo e Ciappina, l’infanzia di ‘Jess’ e le sue disavventure in carcere e fuori”.

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