UN PERFETTO NESSUNO

Processed with MoldivL’INTERVISTA CON L’AUTORE  La nuova opera di Francesco Gallone, da solista, uscita con Eclissi Editore, ospitata nella collana I Gatti del Cheshire, è ironia, sperimentazione, varietà. A tratti, per chi legge, anarchia, ma piacevole, nell’alternanza di capitoli di vita da scrittore, quasi autobiografia, con Ulisse Lui come alter ego dell’autore, e finali di romanzo “orfani”, in cerca di chi li anticipi con dei presupposti.
Questo “Un perfetto nessuno” è un romanzo ‘sulla’ scrittura, direi: un atto d’amore, dice la quarta di copertina, ma non mancano anche osservazioni critiche… Un atto d’amore è sempre composto anche da osservazioni critiche. Se qualcosa ti va bene così com’è, forse in fondo non ti interessa. Invece a me la scrittura interessa, e ho bisogno di comprendere alcune cose su di me in relazione alla scrittura ed è questo il percorso artistico che sto cercando di seguire. Può sembrare una cosa supponente e noiosa, invece è forse l’approccio più divertente e umile per avere a che fare con lo scrivere.

Quali aspetti, belli o brutti, di questo mondo hai voluto sottolineare? Ho fatto evolvere la riflessione di Ulisse Lui sul gesto artistico dello scrivere basandomi su quella che finora è stata la mia stessa riflessione e che comprende, ovviamente, anche il mio gusto di lettore. In “Un Perfetto Nessuno” ironizzo su situazioni e atteggiamenti realmente vissuti nella mia breve carriera, direttamente o indirettamente. Dalla ricetta per scrivere il best seller perfetto, alle serate con lettori e scrittori vestiti da Indiana Jones. Per veder crescere, e vendere, il tuo libro devi prestarti a tutta una serie di attività quali presentazioni o organizzazione di eventi che ti riempiono l’agenda, la testa e la rubrica e non sortiscono spesso alcun risultato. Eppure qualcosa ti spinge a continuare a farlo. Ulisse Lui cerca di comprendere cosa sia quel qualcosa.

Nel libro sono inseriti dei possibili “finali”orfani: ti è mai capitato realmente di partire da un finale certo per scrivere un romanzo/racconto? Sì. O meglio, mi è capitato di scrivere il capitolo finale assieme al capitolo iniziale. Milano è un’Arma, il mio primo romanzo, è nato così. In realtà il capitolo finale non era la fine della storia, era oltre. In generale quando comincio a scrivere una storia so come penso debba andare a finire, poi le cose si fanno imprevedibili, grazie al cielo, subentrano un sacco di variabili, per cui può darsi che il finale prenda tutto un altro sapore.

Qual è il tuo finale preferito tra quelli riportati nel libro? Che domanda difficile! Mi stai chiedendo se voglio più bene alla mamma o al papà! Risponderò barando: tra i lettori sta avendo successo “Futuro a Premi”.

Che feedback hai ricevuto finora? I lettori mi hanno riempito di gioia e di speranza: con questo romanzo ho cambiato genere, e non solo, ho anche azzardato una mossa editoriale suicida: nel momento in cui con Operazione Madonnina io, Riccardo Besola e Andrea Ferrari cominciamo a ricevere un po’ di importanti attenzioni al posto che battere sull’effetto trio fino in fondo, io che faccio? Cambio collana: invece dei Dingo, i Gatti del Cheshire, sempre Eclissi. Qualsiasi esperto di marketing mi avrebbe strillato dietro, i lettori mi hanno cercato, letto e apprezzato.

I colleghi cosa ti hanno detto? Si sono sentiti ritratti? Offesi? Ho giocato, costruendoli al contrario, solo con scrittori stimati o amici. Ho creato un mondo possibile con degli alter ego in negativo degli amici: è stato divertente per me e per loro. Matteo di Giulio si è riconosciuto, e ha riso insieme a me. Poi mi ha rovesciato dell’arsenico nel gin tonic. Andrea Ferrari, il mio “inadeguabile” compare, mi ha confessato che vorrebbe essere davvero come Randelli, per farmi quello che mi farebbe Randelli…

Al termine del romanzo Ulisse Lui inizia a scriverne uno senza saperne il finale: tu stai scrivendo qualcosa ora? Il mio percorso odierno è orientato sul mettermi alla prova con me stesso. Milano è un’Arma mi ha fatto comprendere che ero capace di realizzare. La Metropoli Stanca ha messo alla prova la mia capacità di gestire molteplici linee narrative, e non solo. Lapidi d’Asfalto è stato l’esperimento di raccontare una storia con un metodo nuovo. Operazione Madonnina e Operazione Rischiatutto hanno messo alla prova la mia capacità di collaborare, di viaggiare nel tempo e di riuscire a eludere una regola quando essa è necessaria alla realizzazione del progetto. Ora vorrei scrivere un romanzone di genere, senza curarmi delle regole del genere. Tornare alle atmosfere de La Metropoli Stanca, giocare con le linee narrative, fondere i generi. Non so se ci riuscirò. Né se sarà davvero questo. Ma se sapessi già come andrà a finire, mi annoierei.

LIBRI AMICI  Operazione Madonnina , Lapidi d’asfalto

 

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