SCRITTORI IN CARROZZA

PrintUna 23enne monzese, giramondo dalla nascita, che ci porta in Egitto, un filosofo interista che dalla Brianza racconta di un commerciante di mani misterioso e un appassionato pallavolista che immagina di scoprirsi cornuto, proprio mentre è in treno. Ecco i tre vincitori del concorso “Scrittori in carrozza”, il primo concorso letterario lanciato da Trenord e dall’Università Cattolica per dar voce alle storie dei pendolari e dei viaggiatori occasionali. Con loro, premiati anche i tre migliori partecipanti al corso di alta formazione dell’Università, e tutti i primi 20 racconti hanno preso forma in un libro edito da Ponte delle Grazie.

Sul primo gradino del podio, minuta e biondina, c’è Federica Baggio.
Nata a Bolzano il 18 luglio 1991 ha trascorso i primi anni di vita in giro per l’Europa (Parigi, Barcellona, Inghilterra e innumerevoli periodi in Germania) ma ora da diversi anni vive a Monza. Ha una laurea triennale in giornalismo e scrittura creativa conseguita a Londra e da settembre si occupa di giornalismo e produzione televisiva. “Jamila”, il suo racconto, è un viaggio nel nord dell’Egitto, Jamila è una ragazzina egiziana di 17 anni a cui non è mai stato permesso di vedere il proprio riflesso, e pertanto cresciuta nell’amara convinzione della propria bruttezza. Salita su uno dei pochissimi treni che attraversano la desolata regione di Matruh, Jamila si ritrova incastrata su un set cinematografico dove scopre la verità su se stessa. 

Quando hai iniziato a scrivere? Nel momento stesso in cui ho imparato a impugnare la penna. Brevi storie a fumetti piene di errori di grammatica che mettevo sotto l’albero a Natale, piccoli cabaret per le feste tra parenti che obbligavo mia sorella e le mie cugine a inscenare, indossando buffissimi costumi.

Hai pubblicato qualcosa? Scrivo regolarmente, ma su due piani paralleli. In chiave giornalistica e per vocazione letteraria. A Londra ho seguito corsi di sceneggiatura cinematografica e teatrale, per la prima volta ho provato a convertire le mie idee in immagini concrete. E ha funzionato. L’ho sentito mio come stile e chissà che non porti a qualcosa in futuro.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Oriana Fallaci. Ho divorato i suoi libri a cominciare da “Niente e così sia”, a 11 anni: devo a lei il mio avvicinamento al giornalismo. Amo molto anche gli autori classici, Pirandello in particolare. La mia poesia preferita è “Ed è subito sera” di Quasimodo.

I tre migliori libri “da treno” che ci consigli? “Cuccette per signora” di Anita Nair e “Treno di notte per Lisbona” di Pascal Mercier, da poco divenuto anche film. E poi forse consiglierei “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón, soprattutto a chi è un po’ insofferente quando deve spostarsi e vorrebbe che il viaggio passasse senza accorgersene.

Secondo è arrivato Juri Casati, 39enne di Vedano al Lambro (MB), laureato in filosofia, impiegato: ama leggere, scrivere e segue l’Inter. Ed è pendolare. Il suo racconto “La borsa” ha per protagonista un uomo che sta rincasando con l’ultimo treno e viene avvicinato da uno strano individuo che gli racconta di commerciare in… mani. Ha con sé una borsa voluminosa da cui non si separa mai e ad un certo punto scompare lasciandola sul sedile, ed essa comincia a muoversi. O forse no, è tutta un’impressione…

Da quando scrivi? Dal 2006 partecipo a concorsi letterari e dal 2009 collaboro con il free press “Trantran, intorno a Monza e Brianza” tenendo una rubrica sui pendolari. Nel 2013 ho pubblicato l’ebook “I resti del vampiro e altri racconti neri” (Amazon editore), i generi che preferisco sono fantastico, horror e fantascientifico.

Quali scrittori ti influenzano? Buzzati e Lovecraft.

I tre migliori libri “da treno” che ci consigli? Viste le attese e i ritardi, il “Deserto dei Tartari” di Buzzati, che ci ricorda che vivere è aspettare. Per omaggiare la letteratura statunitense, un bel classico che è spesso considerato, a torto, come un libro per ragazzi: “Huckleberry Finn” di Mark Twain. Poi una bella raccolta di racconti: “L’uovo al cianuro e altre storie” di Piero Chiara.

E’ arrivato a Milano dopo aver vissuto a Siena, Rossano (CS) e Roma, dove si è laureato in lingua e letteratura russa, il terzo classificato: Raffaele Fontanella. “Posso dire di aver sempre avuto di fianco al letto la palla da pallavolo e i miei libri preferiti. Oggi sono rimasti i libri” dice di sé, e il suo racconto “Proprio qui, proprio da me” è nato mentre raggiungeva il proprio compagno. Ha pensato: “cosa succederebbe se scoprissi, qui e ora, che mi fa le corna? “Proprio qui, proprio da me” parla di due modi diversi di affrontare una delusione d’amore, quindi la vita.

Quando hai iniziato scrivere? Il primo racconto l’ho scritto a 15 anni, da allora ho scritto sempre, i miei temi principali sono la famiglia, le relazioni d’amore, il desiderio di rivalsa. Ho pubblicato “La mangiatrice di Unghie” (Il Filo), il racconto: “L’intuizione”, nell’antologia intitolata “Qui tutto va a puttane!”, (ed. Gingko), la traduzione dal russo de “A casa del diavolo”, di E. Zamjatin e poi è arrivato “Proprio qui, proprio da me”, per la raccolta “Scrittori in carrozza”.

Quali sono gli scrittori da cui ti lasci ispirare? Gli autori russi con cui sono cresciuto (Gogol’, Tolstoj, Dostoevskij, Esenin, Babel’), Seneca, Shakespeare, Milton, Goethe, Eliot, Carver, Matvejevic, Singer, Diane Athill. Italiani: Leopardi, Pirandello, Calvino, Pasolini, Eco, Magris, Calasso, Minervino, Citati, Terzani, Fallaci, Siti.

I tre migliori libri “da treno” che ci consigli? “Segreti e no” di Claudio Magris; “La valigia di mio padre” di Orhan Pamuk e, in fine, i Sonetti d’amore di W. Shakespeare. Ce n’è un gran bisogno, non crede?

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