STORIE DA MILANO SUD

970923_526160524098428_1042411097_nL’INTERVISTA  L’hashtag è #storiedamilanosud, prevalentemente in Facebook (pagina: Storie da Milano Sud), in sinergia con Twitter ed Instagram e vi si legge esattamente quanto annunciato: Storie da Milano Sud. “Prospettiva Asfalto”, prima, ”B”, ora, poi, chi lo sa, ma sarà certamente “da Milano Sud”. E’ un progetto onesto, gratuito, e di puro piacere letterario quello portato avanti da Gabriele Macchiarella che, così, dopo “Prospettiva asfalto” sta ora pubblicando il romanzo a 4 mani con il giornalista freelance Roberto Caravaggi. Vivono entrambi in quel di Locate Triulzi, questo li rende molto complici, nel romanzo e nella realtà.

Quando è nato “Storie da Milano Sud” e di cosa si tratta? “Storie da Milano Sud” nasce circa un anno fa come “Prospettiva Asfalto” dal mio primo libro che intendevo pubblicare ad episodi quotidiani. è un po’ il contenitore nella quale racchiudo tutte le mie produzioni prevalentemente editoriali.

Che mezzi di diffusione utilizza? Prevalentemente Facebook con la sinergia di altre piattaforme come Twitter ed Instagram, c’è l’hashtag #storiedamilanosud. La comunicazione attraverso le parole viene supportata da delle fotografie, molte sono state scattate da fotografo professionista, Francesco Montagna (. Amo collaborare e fondere diversi ambiti in un linguaggio unico.

Come mai questa formula “alternativa” di pubblicare? Nasce dal desiderio di comunicare quasi in tempo reale col lettore: ricevo domande, richieste…è un interscambio molto prolifico e le reazioni della rete sono state inaspettate. Ci sono state settimane nelle quali ho raggiunto picchi di 4000 visualizzazioni.

Il primo romanzo è stato Prospettiva Asfalto di cosa parla? C’è una Milano vista attraverso gli occhi di Vinc, operaio precario che crede d’aver risolto i suoi problemi con l’altro sesso buttandosi in una storia autodistruttiva, oppure Dennis che tentando di insabbiare l’omicidio perpetrato involontariamente dalla sua compagna finisce con l’esser ricercato per un omicidio che non ha commesso. La droga è una delle protagoniste. Alla fine il colpo di scena.

Il nuovo romanzo: come mai a 4 mani? Roberto Caravaggi: Tra me e Gabriele s’è instaurato un rapporto di stima reciproca, viviamo entrambi a Locate e condividiamo certe “battaglie”. La passione comune per la scrittura ha fatto il resto. Quando mi ha accennato l’idea di scrivere una storia a quattro mani, l’ho accolta subito con grande entusiasmo. E’ un’esperienza nuova, che mi stimola molto e dà modo di esprimere il nostro amore per il paese in cui viviamo.

Come vi siete organizzati per scriverlo? Roberto Caravaggi: La storia nasce da un’idea precedente di Gabriele, l’ha condivisa con me e mi ha assegnato delle parti da sviluppare in maniera autonoma. Io le scrivo per conto mio, aggiungendo spunti personali, e le propongo a Gabriele che decide come usarle. Nonostante esista un impianto ben definito, i dettagli cambiano spesso in corso d’opera e ne fanno un laboratorio creativo, un “romanzo in divenire”.

E il nuovo “B”? Ambientata nel 1981, è la storia di un investigatore privato italo/messicano (Benedetto Salazar Dacascos). E’ la storia di tre omicidi in tre settimane, i corpi ritrovati nel cimitero di Locate Triulzi ma appartenenti a residenti nella cerchia dei Navigli milanesi. Un serial killer? Forse. E’ implicata una congregazione massonica ed è poi tutto da scoprire. Dacascos riesce a farsi ingaggiare dalla moglie di una delle vittime, mentre c’è un Merisi che indaga parallelamente come solo un giornalista può fare.

Come mai i Navigli? Roberto Caravaggi: Abbiamo optato per la zona navigli innanzitutto perché ha un fascino particolare. E poi perché abbiamo trovato nelle sue viuzze interne, l’ambientazione ideale per i delitti e i misteri su cui si sviluppa la storia. Abbiamo anche fatto un sopralluogo congiunto sul campo.

E i due protagonisti? Roberto Caravaggi: L’investigatore Dacascos e il giornalista Merisi, sono i nostri due alter ego. Per i dialoghi abbiamo anche sperimentato un botta e risposta in tempo reale. Ci siamo dati appuntamento in chat e abbiamo intavolato una conversazione lì per lì, vestendo ciascuno i panni del proprio alter ego. E’ stato divertente e credo possa contribuire a dare un tocco di realismo in più alla storia.

C’è una colonna sonora “ideale” del romanzo? Quale? Perché? Si passa da scenari quasi noir dove in lontananza si potrebbe sentire la tromba del jazzista Chet Baker, a situazioni più irriverenti, quasi cialtronesche, dove il nostro protagonista potrebbe sentire nella sua Fiat 127 una cassetta degli Squallor, famoso gruppo trash anni ’80 dietro la quale si celavano musicisti blasonati che si divertivano nel tempo libero con quel progetto.

Che feedback state ricevendo? La rete è molto incoraggiante vista la crescita esponenziale dei “followers” alla pagina “Storie da Milano Sud”. Tutto grazie al passaparola e alla condivisione da parte di molti utenti.

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