SOTTO LA COPERTINA PATINATA

rizzoli_-_un_delitto_molto_milaneseC’è la pioggia, ci sono gli uffici patinati, tante “tipe in tailleur”, di svariati anni e livelli di lifting, tanti “uomini camicetta e caffé”. Siamo in centro. Siamo a Milano. La “pecca” che rovina la purezza meneghina del libro sono le origini del protagonista Ernesto Campos, ex avvocato evidentemente spagnolo, ma, forse, volute così, servono proprio per far risaltare che si tratta proprio di “Un delitto molto milanese”. E’ il libro di Antonio Steffenoni ed è proprio questo il titolo, scelto da Rizzoli per un’opera di oltre 400 pagine tutta giocata sulle indagini relative alla morte di un noto pubblicitario ultra 50enne Marcello Luccioli.

Tipo certo non ascetico, questo cadavere, e vagliando nella sua esistenza si può esplorare la Milano dell’alta borghesia con un raggio di ampiezza rara anche per chi ha un appartamento in pieno centro. La prospettiva messa a disposizione del lettore da Steffenoni è quella dell’attico, in pieno centro. Infatti si vedono la Scala, i locali più alla moda, gli appartamenti ben frequentati e quelli più silenziosi ma di gente importante, e il deambulare cieco e frenetico di professionisti più o meno validi, nella mondo della pubblicità. Uomini, e donne, validissimi, ma si vedono cercare di ricavare il meglio per sé.Voltando lo sguardo qui e là, ma mai troppo lontano della Madonnina e dal Quadrilatero, assieme a Campos si scopre, o si ritrova, a seconda delle origini del lettore, quanta ipocrisia navighi nelle fogne cittadine, quanto i meccanismi dei semafori che regolano il traffico siano a loro volta regolati solo e solamente da bugie e interessi privati, sesso e soldi. Avidità e lussuria rappresentano i cardini di una città in cui i 7 vizi capitali sono pochi per descrivere il grado di devastazione morale raggiunto. Così netto il giudizio che dal romanzo emerge sulla città, che resta da chiedersi cosa mai abbia fatto la stessa all’autore. Nel dubbio resta che in questo libro Steffenoni sa divertire con cattiveria intelligente facendo sorgere un ghigno quasi catartico sul volto del “Non Milanese Campos”. Un ghigno contagioso, soprattutto nella parte finale del libro, a cui si arriva con sudore o sudori freddi.

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