SE CHIEDI AL VENTO DI RESTARE

coverL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Paola Cereda è il nome della autrice, “Se chiedi al vento di restare”, il titolo del libro. Il primo nome si traduce presto in Brianza , il secondo in Mediterraneo, mare, brezza salata e selvaggia. Ecco che già dalla copertina si avverte l’accostamento audace che cela o un errore, o un esperimento letterario, ma prima ancora culturale, coraggioso.

E’ il tuo secondo romanzo. Da cosa differisce dal primo? Sono passati quasi quattro anni dal mio primo romanzo “Della vita di Alfredo”. Quando ho scritto l’Alfredo ero in Argentina e avevo bisogno di tornare a casa con le parole. Per questo ho scritto di Brianza. Una volta tornata, avevo voglia di una storia dove il Mediterraneo potesse esplodere tra le righe, con i suoi odori e i suoi sapori.

Stavolta ti sei sentita più “matura”? La mia “vita precedente” c’è e si sente: è tutta dentro quel realismo magico che sa di America Latina e che mi porto addosso, insieme alla curiosità e allo spirito “popolare” che anima da sempre la mia scrittura.

Che differenza c’è tra la Paola di Alfredo e quella dell’Isola dell’Annunciata? Dopo dieci anni di lunga erranza, vivo stabilmente in una città (Torino). Ho un compagno che mi dà certezze e un lavoro che mi ha insegnato l’importanza di “annaffiare la tua rosa” giorno dopo giorno. Paola di Alfredo faceva ancora i conti con la rabbia, con il desiderio di far emergere il proprio “diritto alle radici”, quella dell’Annunciata fa incontrare il bisogno umanissimo di restare con quello altrettanto umano di andare.

In che dosi sono presenti in “Se chiedi al vento”? Nel libro i due istinti trovano un compromesso, una possibilità. Generano frutti deliziosi e insieme dolorosi. Proprio come nella vita di ciascuno di noi.

Come sei arrivata a pubblicare con una grande casa editrice come Piemme? Accompagnata dalla mia agente letteraria, Silvia Meucci. Grazie a un’amica, ho saputo che Silvia cercava nuovi nomi per la sua agenzia, così le ho inviato l’incipit del romanzo, poi l’intero manoscritto. Ci siamo conosciute e piaciute. Silvia ricerca voci, non solo prodotti. È questo che apprezzo di lei.

Come stai vivendo questa esperienza? L’arrivo in Piemme è stato sorprendente: ho trovato Francesca Lang, editor innamorata di Agata, che ha contagiato l’intera casa editrice con il suo entusiasmo. Sento di essere parte di una squadra: giochiamo con la stessa maglia. E dietro il ruolo di ciascuno, ci sono persone. Il lato umano e relazionale è la base di una buona collaborazione.

“Mi pubblica Piemme!!!”: la prima cosa che hai pensato? Il primo a cui l’hai detto? La reazione immediata è stata: “Mi pubblica Piemme???”, con tre punti di domanda al fondo. Davvero? La prima persona a esserne piacevolmente sorpresa sono stata io. È passato un anno dalla firma del contratto alla pubblicazione. L’ho detto alla mia famiglia, agli amici più cari. Sono stati felici per me e con me.

Il tema della politica e della conservazione del territorio e delle culture tradizionali: nel romanzo è un’isola ma c’è un richiamo alla tua Brianza? L’isola senza nome è un’isola qualsiasi del Mediterraneo, nata da suggestioni arrivate viaggiando a Cipro, Malta, in Grecia e nell’arcipelago toscano. Nel romanzo c’è davvero un’esplosione di Mediterraneo. Il mare, per me, era ed è un elemento completamente nuovo. In “Se chiedi al vento di restare”, della Brianza ritrovo l’attenzione alle dinamiche quotidiane, il linguaggio semplice e immediato del piccolo borgo, la capacità di fare, di “mettere le mani dentro la terra”. Questo è anche un mio modo di vedere la vita e la cultura in generale. Mi piace spesso ricordare che cultura viene da colere, coltivare la terra. Le origini hanno determinato il mio punto di vista. È una caratteristica che dà colore alla scrittura.

Sottotraccia c’è anche il tema dell’emancipazione femminile, c’è la violenza sulle donne… in futuro ci dedicherai un romanzo? Sì. Ci sto già lavorando. Il prossimo romanzo ha al centro il ruolo della donna nella Calabria degli anni ‘80. È un romanzo corale, dove le diverse anime femminili reagiscono in modo diverso a un contesto severo e, per certi versi, inaccessibile nella sua organizzazione sociale e nelle sue ragioni ultime. La femminilità, per me, è un universo ricco e da esplorare. Va oltre la semplice dimensione uomo-donna.

Sei più Agata o Isola o Sterlina (leggere il libro per capire) ? Sono Agata nella sua fame di odori e sapori. Sono Isola nelle parti più nascoste, quelle da immaginare. Sono Sterlina nella ricerca infinita di bellezza e nei suoi frequenti e umanissimi errori: “Non regalare a nessuno il dovere della tua felicità”, le dice il vecchio nonno Ermete. L’ho imparato sulla mia pelle. Ho provato a raccontarlo.

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Una risposta a “SE CHIEDI AL VENTO DI RESTARE

  1. Complimenti, un romanzo straordinario e profondo; la narrazione,lo stile, la semiotica del testo ti coinvolgono in un attimo.

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