POESIE, VACCHE E POTERE

F-TUTTILIADAPPLAUDIRECon “Lacrimante cielo” è stata nel 2013 una dei due finalisti lombardi del premio letterario organizzato dalla Rai, “La Giara”, e ora, anno 2014, Edizioni del Gattaccio, Alessandra Piccolo è tornata sferzante come non lo era stata prima. Ora, 12 mesi dopo, circa, distribuisce con gesti sicuri versi sintetici dalle rime non richieste ed occasionali, firmando la raccolta “Tutti lì ad applaudire le vacche in fiera”.

 E‘ un titolo da pronunciare, e ancora prima da immaginare pronunciato da questa 30enne lombarda che fa anche teatro, con un tono un po’ di sfida. Sfida al potere, che è la tematica principale di tutti i componimenti, sia quelli che nascono nella sfera privata, sia quelli tanto pubblici da citare anche la Costituzione Italiana. “Quella del potere non è stata una scelta. E’ stata una conseguenza. Di quello che ho guardato, vissuto, sentito e ascoltato. Le persone vengono assorbite dal potere, perdono ogni controllo, un po’ come con le droghe – spiega l’autrice – Il potere può essere paragonato al prezzemolo. Qualunque sia la pietanza dove tu lo metta, questa, sembrerà di più di quello che è.  Lo vedo come un grandissimo imbroglio, un carnefice fatto di paglia, che ride di noi”. In attesa del booktrailer, che immagina “pieno di simboli, un po’ come un sogno alla David Linch, dovendo rappresentare poesie”, Alessandra Piccolo svela che quella della poesia non è stata una evoluzione post-romanzo, anzi, “Si può dire che io abbia iniziato a scrivere poesie prima ancora di scrivere racconti. Penso che non ci sia una reale divisione, tra poesia e prosa. Non esiste un racconto ben orchestrato, senza musicalità e poesia. Ci sono momenti, in una storia, in cui si entra talmente in profondità che si diventa tutto e lo scrittore si ritrova a giocare con le parole e con il mondo creato da lui. A quel punto si sconfina con la sottile linea della poesia”. Niente confini, quindi, neanche con il teatro a cui Piccolo si è avvicinata “inizialmente per perfezionare la scrittura dei dialoghi. Poi ho scoperto che il lavoro dello scrittore è molto simile a quello dell’attore. Entrambi si devono immedesimare nel personaggio, entrare in contatto con il proprio Io, ascoltare e osservare. Ho portato tutto della scrittura nel teatro, mentre nella scrittura ho adottato solo la parte tecnica del teatro”. Se ne trovano tracce anche nei versi di “Tutti lì ad applaudire le vacche in fiera”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...