L’AUSTRALIANO DELL’OLTREPÒ

Auramala-Ivan-Fowler-italianoL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Re Edoardo II nel Trecento, lui nel 2000, ma sempre di arrivare nella bassa padana da anglofono avvolto dal mistero si tratta: sarà per questo, probabilmente, che Ivan Flowler, australiano residente nel pavese da ormai un decennio, ha deciso di raccontare la storia (romanzata) del sovrano nel suo primo romanzo pubblicato da ‘Il mondo di Tels’, “Auramala”. Analogie esplicite a parte, la vicenda affascina perché avvolta anche da un bel mistero, quello delle ossa di Edoardo II. Misteri su cui Ian Fowler ha costruito un’indagine collettiva parallela con l’ ‘Auramala project’, in cerca di tracce di Dna reale.

In quanto tempo lo hai scritto? Quanto lavoro di ricerca ti ha richiesto? Ho scritto Auramala in circa quattro anni: prima di cominciare ho fatto un anno di ricerca, poi anche scrivendo, man mano che andavo avanti, mi accorgevo di moltissime lacune da colmare. Così la ricerca è continuata in parallelo, rallentando la scrittura. In un romanzo storico come questo, la ricerca costituisce praticamente la metà del lavoro. Almeno la metà.

E’ il tuo primo libro? È il mio primo romanzo, ma già scrivevo di storia essendo responsabile dei contenuti e dei testi di “The Original History Walks”, un circuito turistico/educativo creato dall’Associazione Il Mondo di TELS.

Il Re Edoardo II, straniero anglofono accolto in Lombardia. Tu ugualmente. Quanto e come ti immedesimi nel protagonista di Auramala? Senza dubbio c’è una analogia tra le nostre esperienze, anche se io non sono fuggito da sicari per arrivare fin qui! Edoardo II, come me qualche anno fa, viene accolto dalla gente del posto, che lo invita a condividere con loro i momenti chiave della vita – la raccolta dei funghi e delle castagne, le feste di paese, l’uccisione del maiale per fare salame… Così è stato per me. Sono stato accolto con genuinità, e invitato a fare parte della vita reale con i suoi ritmi, riti, e festeggiamenti.

Auramala è un modo indiretto per raccontare di te? Parla di uno straniero che scopre un nuovo mondo, quello italiano, con sorpresa e gioia, quindi sì, assolutamente, racconta di me. Ma anche molto altro: la giovane spia inglese, William, che passa la vita tra intrighi, belle donne, buon cibo e viaggi avventurosi, ad esempio, certamente non mi somiglia, ma nel suo rapporto con il mentore, il maturo, saggio e formidabile Master John, c’è un qualcosa ancora di autobiografico.

Sei un appassionato di storia medioevale? Si, con il tempo sono diventato appassionato. Trovo sorprendente che ci siano così tanti aspetti paralleli tra la vita di oggi e quella medievale, amo le persone di quei tempi: intelligenti, appassionate, complesse, affascinanti.

Ne scriverai ancora? Sicuramente. Vorrei scrivere un altro romanzo, non un seguito di Auramala, ma un romanzo che gli faccia da “compagno” e che approfondisca il Trecento, un’epoca di enorme attrazione per me.

Attrazione per il mistero, anche? Sì, proprio come quello alla base di Auramala, quello delle ossa di Edoardo II. Esiste un dibattito acceso, perché vi sono addirittura due tombe: una in Inghilterra, nella città di Gloucester, e l’altra qui in Lombardia, nell’Oltrepò Pavese. Da questo mistero è nato anche un progetto parallelo al libro.

Di cosa si tratta? E’ l’ ‘Auramala project‘. Attraverso un paziente lavoro di ricerca genealogica, si vuole scoprire un erede vivente che porta nel suo sangue il Dna di Edoardo III, effettuando confronti con Dna estratto dalle ossa. E’ un progetto collettivo: invitiamo tutti a indagare sul proprio albero genealogico, non si sa mai, chiunque potrebbe scoprirsi erede genetico di Edoardo II.
Finora i tanti che hanno provato non hanno trovato legami diretti con Edoardo II, ma hanno scoperto molto di sé stessi e dei propri avi: comunque una bellissima esperienza anche se niente sangue blu.

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