UN GIALLO PER UCCIDERE GLI STEREOTIPI

fotoL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Sempre sul filo dell’ironia, con l’eleganza del tacco 12 e del panino unto da azzannare con il collega, immagine che fa di Michela Borellini, “La Milanesa” del titolo, un personaggio da film, la giornalista varesina Manuela Lozza tiene costantemente sott’occhio i clichés su lombardi e milanesi nel suo romanzo, il suo secondo, il primo però pubblicato con Happy Hour Edizioni. E’ proprio così che Milano e la Lombardia, grandi assenti sulla carta, sono presenze costanti nella mente di chi legge questo “non solo giallo” romanzo.

Come mai Napoli? Napoli è la città in cui ho passato i momenti più intensi della mia adolescenza, in cui ho coltivato un gruppo di amici che sono, tuttora, tra i più cari che ho. Spesso si ha la sensazione che ciò che si è vissuto prima dei 25 anni sia intensissimo e i tempi dilatati, a 18 anni tre giorni sembrano un mese. Così di Napoli ho tanti ricordi e nel regno della fantasia, dove si formano i miei romanzi, Napoli diventa lo scenario ideale.

Impossibile non incombere negli stereotipi Milano/Lombardia vs Napoli/sud ? Già, sono molto comuni e avevo proprio il desiderio di sfatarne un po’. In prima persona ho dovuto farci i conti, a Napoli difendendomi nei panni di polentona, sì, ma non fredda né attaccata solo al lavoro. Poi, tornata a casa, mi sono scontrata con le idee completamente distorte di molti conoscenti riguardo ai miei amici partenopei. Non posso dare un quadro esaustivo, io, di come siano i napoletani, ma posso dire di averne personalmente conosciuti di alacri e di lazzaroni, di onesti e di truffaldini, di colti e di ignoranti. Proprio come tutti, proprio come quelli che si ritrovano nel libro.

Lo sguardo che hai su Napoli è si da “milanesa”, è vero, ma anche preciso e fedele: come ti sei “documentata”? Inizialmente ho scritto di getto, ma per me era fondamentale essere precisa nei particolari…sono puntigliosa per carattere. Così il lavoro di revisione è diventato forse più lungo e impegnativo di quello di scrittura. Per l’urbanistica ho sguinzagliato alcuni amici proprio nelle zone descritte, a pochi giorni dalla stampa, per evitare “sensi unici” cambiati all’ultimo minuto. Ho evitato il dialetto, ma per le espressioni gergali che comunque mi creavano qualche problema, mi sono affidata ad un linguista napoletano.

La criminalità organizzata si infiltra anche nel tuo romanzo…altro elemento inevitabile? Nella cronaca locale nostrana, sbagliando, non si affrontano mai gli argomenti criminali pensando che possano aver a che fare con la criminalità organizzata. Sbagliando, dico, perché le indagini più recenti ci dimostrano che le piccole cittadine lombarde sono fra le più “infiltrate” dalla mafia. Quindi è un dato di fatto. Nello specifico per “La Milanesa”, a spingermi ad inserire la camorra è stata la lettura, quasi contemporanea alla stesura del romanzo, di “Mafia Padana”, di Paolo Moretti, una ottima analisi giornalistica del fenomeno.

Proprio la criminalità organizzata, alla fine del tuo libro, sembra “faccia da ponte” avvicinando Napoli alla Lombardia, colleghi a colleghi, piaghe a piaghe. E’ così? Lo spero! Io mi sono sempre sentita a casa a Napoli, pur senza mai perdere (o desiderare di perdere) la mia identità di “milanesa”. Mi auguro che questo affiori dal libro, e che possa essere un atteggiamento sempre più comune.

La protagonista, La Milanesa, ricopre un ruolo importante in una terra straniera e, inutile far finta di nulla, è donna. Appare ferma e capace di farsi rispettare. Sa comportarsi: ne esce una figura professionalmente vincente: volevi mandare un particolare messaggio in merito ? Michela, è una grande professionista, il commissario giusto nel suo contesto, senza che l’essere donna o uomo, condizioni questa capacità. Siamo o non siamo brave nel nostro lavoro, siamo o non siamo la persona giusta per quel ruolo, esattamente come succede ai maschi. Mi piace pensare che Michela non sia costretta a perdere la sua femminilità per essere accettata sul lavoro. Volevo distanziarmi della figura di poliziotta donna/uomo che è tanto in auge nella letteratura contemporanea: Michela è una donna a tutti gli effetti, una donna che di lavoro fa la poliziotta.

Il cibo nel tuo romanzo è molto presente… Quando incontro i lettori spesso mi dicono che il libro gli ha fatto venire una gran fame e questo mi fa immensamente piacere! Di mio sono una golosona e amo i prodotti freschi e genuini. Pur amando sperimentare cucine etniche, inoltre, credo che la nostra sia la più varia e sana, ed in più è veramente buona! Così mi piaceva immaginare che Michela Borellini, appena arrivata a Napoli, scandisse le sue giornate assaggiando buona parte di ciò che la cucina campana offre.

Il ritorno della Milanesa…. quando potremo sapere cosa avverrà? Nella mia testa la Borellini bussa, bussa e ribussa! Quindi qualcosa da dire già c’è e, se i lettori continueranno a premiarmi come in queste prime settimane, presto potrebbe diventare un nuovo episodio della Milanesa.

VIDEO: ‘LA MILANESA’ PRESENTATO DALL’AUTRICE

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