BIONDILLO, L’AFRICA, VIA PADOVA

Biondillo_Strane-StorieL’INTERVISTA CON L’AUTORE  “Strane storie”: lo aveva scritto un paio di anni fa (2012) per Tea che lo ristampa ora come nulla fosse oggi, nel 2014, perché queste storie, varie, più che strane, sono sempre attuali per una città che, “gattopardo docet”, cambia ogni minuto per non cambiare mai. A partire dal racconto che parla di Expo 2015, ma oggi assicura Gianni Biondillo intervistato da Omnimilanolibri “Ne ho già scrittto, preferisco scrivere altro”. Di via Padova (“Nelle mani di Dio” , Guanda), ad esempio, o di un’Africa che non esiste (“L’Africa non esiste”, Guanda), che si etichetta Africa, forse per comodità, ma che merita di essere conosciuta e merita un suo nuovo libro.

copertina_lafrica_non_esisteCome è nato questo libro sull’Africa? Sono stato in questo continente invitato da varie ong milanesi e ho avuto così l’occasione di girarlo un po’. Ho toccato con mano che quello che noi insistiamo per chiamare Africa sono in realtà tanti posti diversi. Spesso ci fermiamo davanti a pregiudizi e luoghi comuni, li attribuiamo a questa fantomatica “Africa” e non ci prendiamo l’impegno di andare oltre.

Oltre cosa hai trovato? Realtà completamente differenti l’una dall’altra. Periferie e città senza soluzione di continuità ma contrastanti da far spavento. Abitudini che variano al variare dei villaggi, anche. L’Africa è un posto enorme che contiene mondi, storie, etnie e religioni completamente diversi. Ha in sé il mondo primitivo e il mondo futuro.

“Un milanese in Africa”, la quarta di copertine direbbe… Il milanese tipo, come l’italiano tipo, non conosce questo continente e forse non è ancora consapevole che si tratta invece di una realtà con cui dovrà presto fare i conti.

Come ad esempio? Visitandolo ho notato tantissime comunità di italiani che vivono là da anni e di cui noi non sapiamo nulla. Con cui non abbiamo contatti. Assurdo! Girando per l’Africa si vede e si incontra tanta Italia, cosa che noi ignoriamo, ad oggi.

Torniamo a Milano, ma restiamo sui luoghi comuni: cosa mi dici di via Padova? Vivo in quel quartiere. Mi ci sono trasferito apposta, quando si è cominciato a vederlo come ghetto. Sembra un inferno in terra, in verità è una zona multietnica, viva , popolare. C’è di tutto, anche tante belle realtà associative che sono tra le più attive in tutta la città.

biondilloIl tuo “Nelle mani di Dio” è ambientato tra via Padova e Città Studi, quartiere con ben altra fama. Esatto. E la scuola dove è ambientata l’indagine è frequentata sia da chi sta dalla parte “giusta” sia da chi sta dalla parte “sbagliata”. Si aorla quindi di pregiudizi, anche qui, stavolta invece che nella grande Africa, nel piccolo quartiere milanese, ma il discorso non cambia. E a pagare è l’elemento debole: l’epilogo del libro lo dimostra chiaramente.

Nel racconto ci sono tante osservazioni anche sulla scuola. La scuola ha fatto molto bene agli italiani, lo fa e lo farà, ma bisogna volerle più bene. Oggi accade spesso che i genitori siano alleati dei figli contro gli insegnanti, questo ha in parte rotto il sistema. C’è una generazione di genitori succubi dei figli con una totale incapacità di trasmettere valori educativi a figli che risultano poi viziati. Ora non c’è neanche il concetto di bigiata perché il genitore spesso firma la giustificazione senza fiatare.

Accade solo a Milano, questo? No, ma Milano è da sempre città che attira, e forse anticipa, frizioni e contraddizioni dell’intero paese. Nel bene e nel male. Lo descrivo anche in Strane Storie, passando da un genere all’altro, da un tema all’altro, il messaggio costante è anche quello.

Libro attuale? C’è il dopo Expo, c’è un comico che si butta a far politica, c’è la quotidianità cittadina… direi di sì.

LIBRI AMICI  Il mio amico Asdrubale

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