LA SENTENZA DELLA POLVERE

566-3440-21_bcfe9b31ecf1c8edf09b983971754e9bL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Il libro è un esordio-bis: pubblicato con Piemme “è il mio primo con un grande editore dopo due romanzi con due più piccoli con cui ho iniziato a farmi le ossa”. Il titolo è “La sentenza della polvere”. La “polvere” è l’eroina, “una droga che si tende a considerare superata, ma che in realtà è più viva che mai. Della cocaina ne hanno parlato già in tanti, quindi ho voluto fare qualcosa di diverso”. La “sentenza” è tra le pagine, e l’autore, Alessandro Bongiorni, non ha alcuna intenzione di svelarla prima, lasciando il piacere al lettore di vivere per oltre 500 pagine, mano nella mano con lui, una Milano “diversa, poco inflazionata, ricostruita attraverso le atmosfere, andando oltre la semplice toponomastica delle strade”, immergendosi in una ‘vecchia Milano’, alle prese con le nuove gang di latinos.

E’ il tuo primo romanzo “La sentenza della polvere”? Da quanto tempo scrivi? C’è altro di tuo, pubblicato o magari rimasto nel tuo cassetto? E’ un vero e proprio esordio-bis. Avevo già pubblicato due romanzi con due piccoli editori (2009 e 2011), con cui ho iniziato a farmi le ossa, a capire in prima persona alcuni aspetti del mondo editoriale. Sono state una palestra necessaria per migliorarmi e fare il cosiddetto “grande salto”. La gavetta è molto utile.

Perché hai scelto Milano come ambientazione? Credo sia fondamentale parlare di quello che si conosce, altrimenti si corre il rischio di essere poco credibili. E poi perché amo Milano, una città complicata e spesso sottovalutata, soprattutto da un punto di vista storico e artistico.

Perché proprio un ‘giallo’ a Milano? Racconto una Milano diversa, poco inflazionata, cercando di ricostruire soprattutto le atmosfere dei luoghi, più che la semplice toponomastica delle strade. Lo faccio attraverso una trama gialla e noir, ma non so proprio dirti il perché. Mi viene naturale, è una cosa che ho dentro.

Ne “La sentenza della polvere”, la polvere è l’eroina, e siamo nel mezzo delle lotte tra pandillas. Come hai scelto questi temi tra tutti quelli offerti dalla cronaca nera milanese? Ho parlato dell’eroina perché è una droga che si tende a considerare superata, ma che in realtà è più viva che mai. Della cocaina ne hanno parlato già in tanti, quindi ho voluto fare qualcosa di diverso. Lo stesso vale per le pandillas, le baby gang, un fenomeno criminale sottovalutato, additato troppo spesso a pura e semplice microcriminalità. La realtà, invece, è che i latinos sono passati dall’essere semplici bulli a essere gente che talvolta va in giro armata.

Leggendo “La sentenza della polvere” da non milanese, come ne esce la città secondo te? Spero ne esca una città viva, non rassegnata. Milano è sempre stata molto dinamica, nel bene e nel male. Vorrei che un lettore non milanese fosse invogliato a visitare i luoghi che racconto: le mura romane di via Brisa, via Cappuccio, piazza San Sepolcro. Quel retaggio storico e culturale di quando la città era capitale dell’impero romano, nel terzo secolo. Milano sa essere bellissima, e con essa le persone che la abitano.

 E i milanesi? I milanesi sono riservati. Chi, invece, ha la pazienza di aspettare, solitamente poi si trova bene. Bisogna soltanto superare il primo impatto e accettare i tempi dei milanesi. Chi viene da fuori e cerca di imporre troppo velocemente rapporti e amicizie, alla fine resta fregato.

In quanto tempo hai scritto il romanzo? Come ti sei documentato e quanto hai impiegato poi nella stesura della storia? A scrivere il libro ho impiegato due anni e mezzo, ma prima di mettermi a lavorare ho creato la storia nella mia testa per circa sei mesi. Un grande, bellissimo lavoro. Per reperire informazioni, Internet è un mondo straordinario, più faccio ricerca e più mi accorgo della sua potenza infinita.

Ci sono molti personaggi, veramente molti, in gioco. Entrano ed escono di scena di frequente. Eppure non ci si perde. Come hai fatto? Trama a tavolino o improvvisata? La struttura della storia, la sua colonna portante, l’ho già in mente prima di iniziare a scrivere. Poi c’è una parte che mi viene strada facendo. La scrittura porta un sacco di idee, ma bisogna filtrarle e capire quali hanno senso e quali no. Diciamo che il lavoro di creazione non si ferma mai, sebbene all’interno di una struttura già preconfezionata.

Ti piacerebbe vedere “La sentenza della polvere” trasformato in un film? Regista e cast? Sarebbe fantastico. E’ il sogno di tutti gli scrittori, credo. Sparo altissimo, tanto è un gioco. Partiamo da Hollywood: come regista adoro Clint Eastwood, mentre come attore protagonista vedrei bene Colin Farrell. E troverei un posticino per Al Pacino e De Niro, magari anche per Charlize Theron, chissà…

Restiamo in Italia, ora…Sul versante italiano, invece, come regista dico Sollima, Salvatores e Garrone su tutti. Tra gli attori Giallini o Kim Rossi Stuart per la parte di Carrera (il protagonista), e Giancarlo Giannini a interpretare Raimondo, il barbone saggio. Però è difficile, stanno emergendo anche da noi un sacco di registi e attori notevoli.

Che rapporto hai con la città di Milano, personalmente? Be’, amo molto Milano. Con lei ho un buon rapporto, certe volte mi fa arrabbiare, ma poi passo in centro, in bici, di notte, e facciamo pace.

Ambienteresti un libro in Expo 2015? Magari lo stai già facendo…Credo ormai di essere fuori tempo massimo, ma di materiale su cui lavorare ce ne sarebbe in abbondanza. Potrebbe venirne fuori un gran bel noir!

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