ADOLESCENTI AL GIAMBELLINO

coverL’INTERVISTA CON L’AUTORE  Scordiamoci gli stereotipi, ma ricordiamoci che la carne va mangiata, e anche le verdure. Ricordiamoci la paura ma anche il contrastante desiderio di restare senza genitori per sfidare il mondo da soli, indomiti adolescenti. Ricordiamoci che cos’è il Giambellino e cos’era, e immaginiamoci due adolescenti sulla cerniera tra due mondi che non si incontrano, uno di droga e spaccio quotidiano, l’altro di apparenza, tra ricchi e viziati. Per il resto, proprio come han pensato anche in due giovani in questione, rimasti improvvisamente orfani ma che voglion restare lì, ad abitare sulla cerniera, “Qualcosa c’inventeremo”. Il pensiero è di Mirko, il maggiore dei due fratelli protagonisti del nuovo libro di Giorgio Scianna, delicato e fedele narratore di adolescenti per Einaudi Editore.

Come mai pur non abitando a Milano hai ambientato qui il tuo romanzo? A Milano lavoro. A Milano ho passato tantissimo tempo della mia vita. E’ una città che amo da sempre. Le vicende del mio secondo romanzo “Diciotto secondi prima dell’alba” si svolgevano lì, tra il tribunale e i giardini della Guastalla. Se voglio ambientare un romanzo in una grande città per me è una scelta naturale.

Al Giambellino. Perché? Del Giambellino mi ha sempre colpito la storia, l’essere diventato negli anni il simbolo di cose diverse: droga e criminalità ma anche rinascita e integrazione. I due ragazzini protagonisti del romanzo vivono non lontano da piazza Napoli e sono un po’ divisi in due. Mirko soprattutto. Ha frequentato le medie in periferia, dove piccoli criminali e spacciatori marcavano il territorio, e adesso frequenta un liceo nel centro, dove qualche ragazzo privilegiato in più lo si incontra.

Che rapporto hai tu, tu Giorgio, con Milano? Con Milano vado d’accordo. Non sono di quelli che fugge, neppure d’estate. E’ una città inclusiva, più accogliente di quello che normalmente si crede. Spesso a Milano sono solo e non mi pesa esserlo.

Se Tommaso e Mirko avessero abitato nell’hinterland o in provincia la storia avrebbe preso un’altra piega?  Mirko e Tommaso sono due adolescenti rimasti soli nella loro casa. Immaginarli soli nel loro condominio di una metropoli credo sia più forte che pensarli in un piccolo centro, dove in teoria la rete di protezione sociale e i rapporti di vicinato sono più presenti.

Però nel libro un po’ di provincia c’è…Sì, sì, , c’è . I due ragazzi la domenica mattina prendono il treno da Rogoredo per andare a Pavia. E’ qualcosa che non hanno nessuna voglia di fare, e si vede. La provincia, con il suo corso pieno di gente, il fiume che la attraversa sembra loro qualcosa di lontano, che non gli appartiene.

Che Milano emerge dal tuo libro? Una Milano dove convivono mondi diversi, che spesso non si incontrano. Mirko vuole fare quello che fanno i suoi compagni. Vuole andare con loro a Madrid per la finale di Champions nonostante il costo proibitivo. Con loro ci sta bene, solo che si accorge di quanto siano viziati. L’educazione attenta dei suoi genitori, gli anni del Giambellino, gli hanno costruito uno spirito critico che gli è rimasto addosso. 

La trama è ispirato alla realtà o pura invenzione? Pura invenzione. Andarsene lasciando soli i propri figli nel mondo è il peggior incubo di ogni genitore. Per i ragazzi è un incubo anche peggiore che si mescola però con le tracce del sogno di ogni ragazzo di essere libero dal mondo adulto. E’ anche questa specie di delirio di onnipotenza che mi interessava raccontare. Mirko crede di avere il controllo su tutto, crede di non avere bisogno di nessuno. Chiedere aiuto è qualcosa che deve imparare a fare. 

Come mai due maschi i protagonisti? La reazione di Mirko credo sia psicologicamente più naturale in un ragazzo. I ragazzi fanno, agiscono. Spesso sostituiscono la riflessione con l’azione. Mirko non si ferma, nonostante il dramma assoluto che gli è piombato addosso, nonostante il vuoto che ha intorno, lui va avanti senza fermarsi mai.

Cosa hai voluto trasmettere ai lettori adulti? Questi ragazzi reagiscono, sono forti, trasmettono energia. Sbagliano, è vero, ma anche questo serve a crescere. Temo che oggi si racconti più spesso la parte peggiore degli adolescenti, tanti libri e tanti film giudicano i ragazzi con durezza, con fastidio. Forse un po’ di fiducia e attenzione è ciò di cui hanno bisogno.

E i lettori coetanei di Mirko: come reagiscono? Da cosa sono colpiti? Sono presi dalla storia. Ne parlano come se volessero incidere sulla trama, dare consigli, dare una mano ai protagonisti. Tommaso provoca tenerezza, Mirko affascina. Qualche ragazzo si chiede come sia possibile non piangere, non fermarsi mai a riflettere, non voltarsi indietro. Chi invece ha purtroppo già provato qualche perdita si riconosce in questa specie di corazza che ci si mette per andare avanti.

VIDEO: GIORGIO SCIANNA ALLA MANIFESTAZIONE ‘LIBRITUDINE’ A LISSONE

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