MIRACOLOSI ANNI ’50

Luci-a-Milanpo-yes-260x364L’INTERVISTA CON L’AUTORE “Non un tuffo nella nostalgia, ma uno stimolo per il futuro” perché se del nostro passato c’e’ tanto da dimenticare, c’e’ altrettano, forse di più, da salvare e – perché no – riproporre, almeno nello spirito. Nascono così 50 frammenti di vita raccolti nel libro “Luci a Milano” (Bolis Edizioni) che raccontano gli anni Cinquanta della città, gli anni della ricostruzione, faticosi ed entusiasmanti. A raccontarli è Pierfranco Faletti che “di mestiere” non fa lo scrittore, ma l’ingegnere e il manager e che forse proprio per questo ha ancora più “titolo” a parlare degli anni in cui il costume, la vita sociale, quella culturale e politica si svilupparono all’ombra della “parola magica”, come la chiama l’autore: l’industria. Se fu il miracolo economico a marchiare il primo decennio di pace, dopo gli anni del fascismo e quelli della guerra, è inevitabile raccontare quegli anni per gli entusiasmi giovanili, le biciclette, la moda, le bande che si aggiravano in città, le discussioni politiche e i cambiamenti del costume.

Il tuo curriculum dice ‘ingegnere’ e ‘top manager’, come sei arrivato alla scrittura? E’ il tuo primo libro? Mi è sempre piaciuto scrivere ed ho sempre avuto il recondito desiderio di scrivere un libro, favorito anche dal fatto che nel corso della mia vita professionale ho scritto numerose relazioni e brevi saggi tecnici, politici e sociali. Sì questo è il mio primo libro.

Come nasce l’idea del libro? Sono ricordi personali, di amici, quanto di vero e romanzato c’e’ tra le pagine? L’idea per la stesura di questo libro nasce invece dalla prefazione scritta da me, circa 2 anni fa, in occasione della pubblicazione della biografia di mio padre, autorevole esponente del mondo imprenditoriale e scientifico italiano. Nel sottolineare i meriti del personaggio, indicavo infatti che parte del suo successo era certamente dovuto al periodo eccezionale in cui era inquadrato e cioè il periodo del dopoguerra detto anche del “miracolo economico”. Molti amici e conoscenti incuriositi mi hanno stimolato ad approfondire il racconto di quel periodo e da qui è nata l’idea del libro in cui si integrano storia, usi e costumi del tempo, ricordi autobiografici, racconti di parenti, amici e conoscenti, in un insieme che alla fine diventa fantastico, ma con radici nella realtà.

Gli anni ’50, ‘schiacciati’ tra il Sessantotto e la guerra, vengono spesso ‘sottovalutati’. Mi sembra di capire che invece per te furono centrali, anche in una città come Milano, per leggere quello che siamo stati e quello che siamo. Che ne pensi? Gli anni cinquanta sono stati, secondo me, gli anni migliori del XX secolo in Italia: stabilità politica, grande tensione morale, voglia di fare, miglioramenti sociali, sviluppo economico – industriale eccezionale. Non esistono altre stagioni tanto positive nella storia italiana dal 1861 in poi. Ricordare questo periodo in un momento difficilissimo come quello attuale, non rappresenta un tuffo nella nostalgia, ma uno stimolo per il futuro.
Se ci siamo risollevati all’ora , dopo una guerra disastrosa ed una lotta civile fratricida, che aveva distrutto beni materiali e morali, perché non possiamo farcela oggi, che partiamo comunque da condizioni assai migliori?

Cosa resta di quella Milano nella città di oggi? Ti capita di riconoscere qualche segno rivelatore del passato? C’è moltissimo di allora nella Milano di oggi. Innanzitutto le grandi ricostruzioni postbelliche: La Scala, numerose Chiese, la Rinascente, il Palazzo Reale, Palazzo Marino, la Galleria, il Castello Sforzesco, tanto per citarle le più significative. Poi le scelte urbanistiche a partire dal Centro Direzionale, dai quartieri popolari del Gratosoglio e del Giambellino e poi i nuovi palazzi: il Pirellone e la Torre Velasca. Meno ricorrenti sono i riferimenti culturali e morali di quel periodo: la meritocrazia, il senso dello Stato, il senso di responsabilità e soprattutto il rispetto per gli altri, che oggi non sembrano riferimenti altrettanto praticati.

Dei 50 che hai scritto c’e’ un ‘frammento’ a cui sei particolarmente affezionato? Ogni autore come ogni buon genitore non ha mai preferenze per le proprie creature. Mi posso solo mettere per un attimo dalla parte del lettore e in quella parte forse troverei più divertente e significativo il “frammento” numero 9, relativo alla descrizione del “cumenda” milanese, che io chiamo “il Fabretti”, tipico personaggio di quegli anni che,con la sua grinta, la sua determinazione e soprattutto le sue realizzazioni, rappresenta certamente un simbolo della società di quel periodo.

Annunci

Una risposta a “MIRACOLOSI ANNI ’50

  1. Claudia Migliore

    Molto interessante. Scorrevole la lettura. Divertente in molte parti fino a far sorridere. Commovente il capitolo sul teatro alla Scala. Complimenti all’esordiente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...