NEL MARE LIBERO DELLA FANTASIA

EN691_-_l_ultima_battaglia_dei_pirati_-_paolo_sciortino.225x225-75L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Un comandante della Marina maltese, Camargorey, “eroe popolare” per destino, Jodd Spenlow, spregiudicato corsaro, una lotta per oceani e terre lontane. ‘Lasciata’ Milano, Paolo Sciortino, giornalista con una lunga esperienza nella cronaca cittadina, già autore del libro ‘Misteri, crimini e storie insolite di Milano’, si avventura nei mari, tra ‘600 e ‘700, navigando tra vecchia Europa, Antille, Madagascar e oceano Atlantico. Luoghi che Sciortino, autore de “L’ultima battaglia dei pirati” (Newton Compton Editori) confessa di aver sempre abitato, almeno nella sua immaginazione. 

Da un libro sui misteri di Milano, città che conosci a menadito, a un
romanzo storico di pirati, avventure e gesta eroiche. Come nasce
quest’incursione nel genere? In verità il romanzo è nato prima dei misteri, ma è stato pubblicato dopo. E sempre in verità, pur conoscendo a menadito Milano, posso dire di conoscere  ancora meglio i luoghi e i tempi storici del romanzo, che ormai sono luoghi letterari, più che geografici, poiché pur essendo nato e cresciuto a Milano mi pare di essere sempre vissuto nel periodo compreso tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700, in uno spazio favoloso che comprende vari luoghi della vecchia Europa, le Antille, il Madagascar e la costa atlantica americana. Mi ci trovo bene, è una specie di sede naturale di pensiero e di immaginazione per  me. Milano, quindi, anche grazie ai suoi misteri, è per me una specie di macchina del tempo e dello spazio. Dunque non considero questo romanzo un’incursione, se non nell’espressione che hai scelto, molto appropriata dato l’argomento. Mi auguro, e auguro ai lettori ormai orfani di tale genere – dopo la perdita delle storie di Patrick O’Bryan – che questa sia la prima di molte incursioni nel vasto e libero mare del romanzo storico marinaresco, piratesco, picaresco e anche un po’ manesco. Ma pieno di sentimento.

Come ti sei documentato per scrivere il tuo romanzo? Ci sono riferimenti
storici reali o è interamente opera di fantasia? L’ultima battaglia dei pirati è un romanzo storico a tutti gli effetti. Nella cornice di luoghi e tempi storici definiti si incontrano personaggi storici reali, come i pirati Kidd, e Calico Jack, ma anche Isaac Newton, Lord Marlborough e Lady Churchill (ava di Winston), e lo stesso Daniel Defoe, che a un certo punto si aggrega ai personaggi di fantasia e li segue nelle loro avventure. Ma anche i personaggi inventati sono figure miscelate con
personalità storiche, magari minori, realmente esistite, come Henry Misson,
fondatore di comunità utopistiche, o Alexander Selkirk, il naufrago che sempre
Defoe idealizzò nel mitico Robinson Crusoe. E molti altri. Tutta gente che si
unisce a tratti ai personaggi del libro, o in modo permanente, per affrontare
insieme a loro pericoli e grandi vittorie, ma solo al termine di una lunga
epopea nel segno della vendetta. E’ la storia di una vendetta, dal sapore
tragico, ma con un lieto fine.

Quanto credi sia ancora attuale il romanzo d’avventura? C’e’ interesse
per il tuo libro? Se ci sia interesse non lo posso sapere, gli editori non ti dicono mai niente prima di un congruo e cauto periodo di tempo che non dura mai meno di un anno. Per quanto mi riguarda, come accennavo prima, so per certo che raccontare è un’attività, per chi scrive e per chi legge un racconto, che non può che riferirsi al passato. Altrimenti non si potrebbe, appunto, raccontare. Casomai si può immaginare, nel caso di storie di fantascienza, o fare della cronaca, nel caso dei romanzi contemporanei d’attualità di tipo esistenziale. Ora, attribuisco senz’altro al genere fantascientifico un compito giustificatissimo in letteratura: il futuro, tutto sommato, assomiglia al passato, è un luogo favoloso, in quanto non c’é ancora, proprio come il passato che non c’é più. Insomma, sono entrambe dimensioni non presenti, quindi cariche di potenzialità infinite di immaginazione. Ma il presente, dico io, che interesse può avere? Cito spesso un grande autore di romanzi storici d’avventura (guarda caso), Arturo Perez Reverte, che dice, più o meno: “che mi frega di leggere storie di gente divorziata, che ha guai col lavoro e con i figli, che cerca soluzioni spirituali o cose del genere? Mi basta salire in metropolitana la mattina e ne sento già abbastanza di storie simili”. Ecco, meno male che c’é uno scrittore che ha già venduto milioni di copie nel mondo con le avventure del capitan
Alatriste, a cui mi associo in pieno nella valutazione sul ruolo, oggi, del
romanzo d’avventura.

Camargorey, il protagonista, che uomo è? C’e’ qualche personaggio reale o letterario a cui potremmo dire che “assomiglia”? Il comandante Camargorey ha la fortuna di essere nato nell’incubatrice della letteratura di genere e quindi di possedere il corredo cromosomico completo dell’eroe, poichè è frutto di incroci selezionatissimi della migliore genetica specializzata che si è formata nel corso degli ultimi tre secoli di storia letteraria di cappa e spada. In lui rivivono il corsaro nero, il conte di Montecristo, Athos, Portos e Aramis, e anche un po’ Jack Sparrow, sebbene il pirata della Disney sia arrivato dopo, cronologicamente, la prima intuizione del personaggio, che mi è apparso una quindicina d’anni or sono. E’ una sorta di figlio in provetta con molti padri celebri, vissuti in precedenza nel grande repertorio del romanzo di genere, potremmo anche includere i paladini di francia e il capitano Achab, ma se proprio insisti ci metto anche Ulisse. Insomma, voglio dire che il comandante Camargorey è un eroe popolare, con la differenza che un tempo il Pop si chiamava Epos, ma sono la stessa cosa.

Dopo il giornalismo di cronaca, uno spettacolo teatrale (‘Democracy A.D., una sorta di spietato reality con aspiranti leader politici, ndr), il progetto Cracking Art, un libro sui segreti di Milano,  un romanzo d’avventura, cosa dobbiamo aspettarci? Molte altre mirabolanti avventure. C’è da aspettarselo, anche se non conosco i piani dell’autore della mia vita

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