MILANCONIA

F-MILANCONIA“La città è fratta. La città è fratta e disomogenea”, il centro è “una bolla che inizia a riempirsi alle 7-8 di mattina”, attorno poi c’è “un eterno girotondo, di bretella in bretella, di circonvalla in circonvalla”. E ancora, facciata precedente, la 76, ”La città è bloccata e scomposta, non è più ricomponibile. Tutti sono nodi, lo scopo è passare veloci da una sinapsi all’altra”. Pensandola così, è inevitabile che Giuseppe Norbig abbia poi pubblicato un libro come “Milanconia”.

Una raccolta di frammenti, appunto, e di traiettorie. Anche i personaggi viaggiano, si intrecciano, e spesso sono anche loro “fratti”, se non “fatti”, proprio come la città stessa. Milano, compici le Edizioni Del Gattaccio, compare tra le pagine o vista da lontano o da molto vicino, in un susseguirsi di piccoli particolari a cui ciascuno può dare il suo significato. La bravura dell’autore sta infatti nell’averli scelti in modo intelligente e mai ripetitivo, senza censure, ma soprattutto nel averli saputi presentare al lettore senza pregiudicarne il giudizio. C’è il tacco alto, un sms rubato in metro, sguardi non comuni o un accento che cade diverso dal solito richiamando l’attenzione come uno squillo. C’è l’odore della città, “della 90, sulla 90. E’ puzzo di lavoro e fatica/E’ puzzo di tristezza e dolore”.
Senza farsi paladino dei poveri, né cantore degli ultimi piani dei grattacieli, pur con una narrazione originale per ritmo e impaginazione, Norbig con il suo testo scivola davanti agli occhi, in uno zig zag tra la Milano di piazza Affari, quella di corso Como, e la città che non si fa vedere , che non si fa riconoscere. “C’è una città che vive quando la città dorme. Una città di donne, una città straniera, una città di corpi stanchi e sudati che si ammassa e si stringe sui vagoni ferroviari. Sono i corpi che la città butta via. Dopo averli costretti, piegati, succhiati. Parlano poco sulla via del ritorno”. Forse leggono Milanconia, che è un libro anche formato pendolare, con frammenti e schegge più o meno dolorose che si piantano negli occhi e nelle dita di chi lo sfoglia. Fermata dopo fermata, fino a Milano, via da Milano.

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