TEATRI/SALE SUL PALCO L’IMPEGNO SOCIALE

COMUNE, MORATTI VISITA TEATRO OFFICINA - FOTO 5“Con” è la preposizione che introduce la stagione del Teatro Officina e la contraddistingue. Dalle sue precedenti, non così tanto “con”, e da quelle degli altri teatri cittadini. Sul palcoscenico che si affaccia a viale Monza, altezza Gorla, si dialoga con la città, con i protagonisti delle storie raccontate e, soprattutto, con loro, si va in scena.

Che siano i rifugiati politici, operai, vittime di incidenti sul lavoro, ragazzi milanesi alle prese con le verità di Pasolini o operatori di una organizzazione come Emergency : il teatro si fa “con” Milano e le realtà che la abitano, ne è convinto il direttore artistico Massimo De Vita e con lui i numerosi collaboratori che contribuiscono ad arricchire il programma 2014-2015.
Non c’è un calendario ancora stampato con date e titoli in successione: “siamo una officina”, quindi c’è un’idea, quella del “teatro sociale”, e numerosi progetti da iniziare e da proseguire, aggiornati, sull’onda dell’emozione e dei fatti di cronaca.
Se a giugno il sipario si era chiuso su “Io, rifugiato politico”, con lo stesso titolo ma differenti protagonisti e nuove storie, si riapre il 24 ottobre e, “in allegato” ci sarà il laboratorio teatrale, ogni giovedì mattina. “Aspetta solo la conferma ufficiale delle autorità per partire – spiega De Vita – anche se l’assessore Majorino ci ha già confermato il suo appoggio apprezzando il lavoro fatto. Non possiamo dire che non ci sia attenzione da parte sua”.
In attesa di poter accogliere quella 20ina, minimo, di rifugiati aspiranti attori – tra cui anche qualche “talento” musicale da scoprire e sfoggiare, chissà, sempre sul palco di via Sant’Erlembardo – c’è l’intenzione di affiancare alla data autunnale di “Io, rifugiato politico”, una serata con la giornalista Livia Grossi chiamata ad intervistare una rifugiata politica.
Ai primi di novembre, si va in scena “con” Emergency, il primo del mese, raccontando l’attività svolta non solo nei Paesi “caldi” ma anche nella stessa Lombardia dove gli operatori si aggirano a bordo di un camper per dare una mano e ascoltare i tanti emigrati presenti sul territorio. “E’ interessante ascoltare le storie non solo lontane: ci sono emergenze vicine che spesso non sappiamo vedere”. Sempre a novembre, in occasione del 39esimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, il Teatro Officina sguinzaglia i talenti più giovani e freschi, quelli dei partecipanti al laboratorio teatrale per under 18. Daniela Airoldi Bianchi, responsabile del progetto, attraverso le voci dei ragazzi, rispolvera alcuni scritti in cui Pasolini si rivolge ad un giovane “Gennariello” illustrando “la sua visionaria visione del mondo” spiega De Vita. “Noi lo proponiamo in chiave ‘aggiornata’, in sintonia con adolescenti di oggi, consapevoli, proprio perché il laboratorio è ‘con’ loro, che non sono come il Gennariello dei tempi”.
Mentre proseguono i laboratorio, De Vita e Airoldi Bianchi restano attenti alla cronaca e hanno intenzione di replicare al più presto anche la serata di letture di brani di poeti e scrittori contro la guerra. Una serata con tra gli altri anche Primo Levi e Gianni Rodari, già “necessaria”, come la definiscono loro stessi, e infatti realizzata, a metà agosto. A novembre potrebbe tornare trasformata con nuovi brani e la presenza di alcuni testimoni curdi e di un rappresentante della Scuola di Cultura Islamica di Milano.
Un altro tema particolarmente caro al Teatro, che si chiama “Officina” non a caso, è quello dei lavoratori e delle morti bianche. A dicembre, a 7 anni dalle 7 morti dell’incidente della ThyssenKrupp, nella serata del 5 andrà in scena uno spettacolo di Massimiliano Vergani dedicato a queste e altre morti bianche da non dimenticare. Sempre Vergani, nelle due sere seguenti, offrirà al pubblico un “ripasso aggiornato” della questione Seveso e Diossina. Il titolo delle serate è “Diossina 2.0 – Seveso, dall’Icmesa alla Pedemontana” e si tratta di un monologo civile che l’autore stesso definisce “una frustata. Che non viene dalla mia fantasia, ma dalla cruda realtà dei fatti”.
Mentre una parte di “officina teatrale” sarà impegnata sul tema “mafia e violenza” – “l’idea è di raccontare le tante vittime con testi di cronaca e le suggestive musiche dell’amico musicista siciliano Tano Avanzato” – un altro progetto ben avviato sale in cattedra alla Statale. “Il 24 novembre durante un convegno – racconta orgoglioso il direttore De Vita – siamo stati chiamati a raccontare la nostra ‘Medicina Narrativa’ portando anche testi e letture”. Si tratta di una raccolta di testi di medici ed operatori sanitari, realizzata grazia ad una collaborazione con lo Ieo che proseguirà e darà nuovi frutti. Di stagione, quella da iniziare: 2014-2015. In tal senso a primavera già il teatro promette una data con Marco Venturino, primario di anestesia all’IEO, e la sua impietosa analisi della professione medica tra scienza e carrierismo intitolata “La vita distratta”.

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