OPERAZIONE RISCHIATUTTO

operazionerischiatuttolibroL’INTERVISTA CON L’AUTORE Era già in programma, dopo quella della Madonnina, quella Rischiatutto, “come si può evincere dal finale “molto aperto” della prima Operazione, poi, visto il buon risultato, abbiamo accelerato volentieri i tempi di lavorazione”. Ecco così ancora per Frilli Editori l’Operazione Rischiatutto, scritta a 6 mani da Francesco Gallone, Riccardo Besola e Andrea Ferrari, Sempre di giallo si tratta, e sempre a Milano ci si trova, ma cambia l’obiettivo dei delinquenti e, con esso, il ritmo della narrazione.

Dopo la Madonnina, violate un’altra icona simbolo, totalmente diversa: come le avete scelte? Si voleva partire da Milano e aprirsi in modo più ampio verso tutto l’immaginario nazionale. La Madonnina è il primo simbolo di Milano nel mondo, ma in Italia Milano è molto più famosa per la nebbia, la fretta e la settimana della moda. O, pensando agli anni settanta, per gli attentati e per i banditi. Così, restando molto legati alla nostra città, abbiamo deciso di “rubare” qualcosa di più italiano: l’immagine della televisione di quei tempi. il Rischiatutto. E’ il programma che ha contribuito a portare il resto d’Italia nelle case degli italiani.

Che differenze ci sono tra i due libri? Li avete scritti con lo stesso metodo?
Indubbiamente i due libri sono diversi, ma non per una volontà precisa, risultano naturalmente diversi. Il metodo è rimasto sempre lo stesso: la riunione per noi è il luogo in cui si crea questo fantomatico quarto scrittore, un mostro tricefalo, con sei mani e tre cuori capace anche di viaggiare nel tempo.

Il secondo volume risulta più agile e ritmato: una scelta o “colpa di Mike”? Ne siamo stati sempre consapevoli: cambiando l’obiettivo dell’Operazione avevamo l’esigenza di modificare la narrazione. Un conto è rubare la Madonnina, impresa che di per sé movimenta il lettore, un conto è dover rendere credibile un’Operazione che si dipana in più riprese. Per questo abbiamo deciso di rendere il tutto più frizzante e di cambiare spesso il punto focale della narrazione, inserendovi tre colpi e molte storie tese a fare da contorno.

Vi ha mai sfiorato il timore di un flop, dopo il successo del primo volume? Lo avete annegato in una birra a tre? L’Osvaldo risponderebbe così: “Male non fare, paura non avere.” E noi non abbiamo fatto male a nessuno con questa nuova avventura. La pressione per il secondo libro si avverte sempre, sia che il libro in questione sia il proprio o che sia quello del quarto autore tricefalo di cui sopra. Come pubblicazioni eravamo tutti e tre ben oltre il fatidico scoglio del secondo libro, quindi la birretta ce la siamo fatta ugualmente, ma non per scacciare l’ansia.

Francesco, da fondatore del movimento degli Inadeguabili, qual è il tratto inadeguabile di questo libro? L’onestà di chi l’ha concepito e scritto. Poteva essere la solita semplice operazione commerciale del seguito fotocopia del romanzo d’esordio, invece si è rivelato un romanzo “giallo” di assoluta originalità.

Che scelte coraggiose avete fatto? Abbiamo aggirato l’effetto marchetta e creato un plot a tre riprese con svariate sottotrame. Abbiamo deciso di inserire I Tartari del Deserto, un romanzo-nel-romanzo, poi c’è il finale che chiude il tema ma non necessariamente le vite. E, non ultimo, per garantire al lettore pure una continuità economica, abbiamo rinunciato al contratto che avremmo voluto e che avremmo potuto per mantenere il prezzo di copertina a 9,90.

Avete visionato le puntate del programma Rischiatutto, quelle di due mesi del 1974: che emozioni ha suscitato la visione? La più grande emozione è stata quella di vedere condensati in un’ora e un quarto di trasmissione i futuri quarant’anni di televisione generalista che ci stiamo ancora sciroppando adesso. La seconda impressione è stata quella che, nonostante ci fossero ancora delle sacche di analfabetismo, il linguaggio fosse molto più consapevole che al giorno d’oggi. I concorrenti, poi, erano davvero molto preparati, mentre nei quiz di adesso ci si basa sulla fortuna.

Ispirato dal primo carosello citato nel libro, “L’indice di gradimento” (Salvarani): quale sarebbe quello di Milano oggi e nel 1974 ? Milano 1974, IdG 90: non è un gradimento malinconico ma un giudizio sull’atteggiamento civile che i milanesi avevano in quegli anni, dove se si voleva cambiare la propria condizione e migliorare il mondo, si partiva dalla propria città. Per Milano 2014, IdG 75: la città ha ancora molto da proporre, ha molto carisma, sa accogliere, sa dare. Il Comune ha un IdG 50 meno meno, risultante da un’autentica incapacità di gestione.

Nel secondo carosello è “Parola di Sheridan” si parla di “trovare la carica giusta”. Milano l’ha trovata secondo voi negli ultimi anni ? Milano sta sprecando la sua energia a furia di cercare la carica giusta. A volte si riesce a fare molto di più con le pile scariche, ma con le idee chiare piuttosto che con la batteria a mille, ma con le idee annebbiate. Ecco, a Milano in questi anni la nebbia è tornata un po’ come nel 1974.

“I Tartari del deserto”: un omaggio a Buzzati o al destino beffardo di cui narra la sua celebre opera? L’uno e l’altro e non solo. I tartari del deserto è anche un omaggio all’amore, vero motore di tutta l’Operazione Rischiatutto.

Terza operazione assieme, ora? Altri progetti in solitudine? Quando entri a far parte di un collettivo come il nostro, diventato quasi una famiglia allargata, è difficile scindere quello che è tuo e quello che è di tutti, letterariamente parlando. Ci sarà non solo una terza operazione insieme, ma arriveranno anche altre cose e che contemporaneamente, ciascuno di noi lavorerà per conto proprio sapendo di potersi appoggiare sulle spalle degli altri due.

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