LA SCOPERTA DELL’ALLEGRIA

Cop-uomo-allegroD’adozione è milanese, di nascita e di formazione è torinese, di professione è “mental coach”, per sportivi professionisti, di solito, ma con il suo libro, allarga la sua platea di adepti raccontando la parabola, ascendente, di “Un uomo allegro”. Pubblicato da Miraviglia Editore, il romanzo di Marco Cassardo, maglia 25 della nazionale di calcio scrittori, ha in copertina un profilo nero su sfondo bianco, stilizzato, proprio come appare inizialmente il protagonista, Giorgio Boe, specialista in ricerche di mercato con il sogno di calcare il palco come cantante melodico.

Rimbalzando tra le vicende altrui – del nipote adolescente, del cognato eterno adolescente e della sorella, unica adulta responsabile – Boe trascina la sua vita in giro per le vie di Milano. La trascina con dignità, poca e apparente, fino a quando non scopre di poter essere, anche lui, “Un uomo allegro” . Ma allegro veramente.
Tardiva potrebbe sembra questa consapevolezza che giunge quasi folgorante alle soglie dei 50 anni in un contesto che non lo aiuta di certo a coltivare la speranza di una svolta esistenziale. Eppure, nonostante una Milano che “cambia per non cambiare mai”, nonostante il rischio sia quello di “abituarsi all’inazione vivendo ogni accadimento della giornata come fosse un incidente frontale”, Giorgio, diventa “Un uomo allegro”. Proprio in città, in un flusso di persone dipinte indifferenti e capaci di annientare ogni spirito di iniziativa, in un quartiere dove l’essere sconosciuti gli uni agli altri è abitudine se non apprezzata comodità, lì, Giorgio incontra una persona. E una frase, soprattutto. Pronunciata con fare quasi anacronistico, dando del “lei” quando Giorgio, nel suo abituale microclima, è abituato a quel fare amichevole e confidenziale che tanto piace e tanto fa sentire, fintamente, uomini allegri. “Sostituisca la paura con il piacere del rischio: vada sulle montagne russe, corra in macchina, si tuffi da uno scoglio alto 50 metri. Lei non riesce a vivere perché é preoccupato di morire”.
Come investito da un tram vecchio modello, di quelli ancora arancioni, ancora con sedili in legno laccato perimetrali al convoglio, Giorgio accusa il colpo e reagisce. Dalle prime pagine del libro ha rischiato di far diventare tutti i lettori ipocondriaci come lui, tanto convincente il suo terrore dell’influenza Ovina: con la stessa pacata ma efficace potenza, Boe, quando alza la testa, lo fa a gran voce, ed è inevitabile, leggendolo, concedersi un gesto di autostima.
Da uomo mediocre, con una esistenza mimetica in quella Milano che vuole solo chi brilla, da “sfigato” che sta in chat con una Alice adolescente e capricciosa, Boe diventa un eroe, la star. La star di un gruppo melodico, proprio come sognava, la star del libro di Cassardo, come era impensabile nelle prime pagine innaffiate solo da autocommiserazione.
Altro che manuali di auto aiuto , imitazioni meneghine di volumi made in Usa, per tirare fuori la propria voce serve leggere “Un uomo allegro” . “Un”, perché non è e non deve essere e non sarà, l’unico. “Un”, uno che ce l’ha fatta e che Cassardo ha raccontato lasciando per un attimo da parte lo sport, tanto amato, ma riuscendo a fare comunque goal.

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