LEGGERE PER NON DIPENDERE

storia d'amore e perdizioneAlcol e droga, vissuti in prima persona o da figli, sono problemi con la “P” maiuscola e c’è chi con pragmatico talento ha saputo parlarne ai giovanissimi senza giri di parole ma mettendone una in fila all’altra per formare un romanzo. Eccone quattro, selezionati dalla Libreria dei ragazzi, che hanno preso di petto il problema e sono arrivati al cuore.

“Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” di Christiane F., pubblicato da Rizzoli, è uno dei più noti libri su temi così scomodi. Testimonianza cruda di un’epoca lontana ma vicina, il libro racconta di una adolescente cresciuta negli anni Settanta nel quartiere dormitorio di Gropiusstadt, a Berlino. Tra un padre violento e una madre assente, Christiane F. trova rifugio in un tunnel che da hashish, Lsd, efedrina e mandrax, a 14 anni la porta all’eroina e alla prostituzione. Sprofondata nell’abisso, la giovane berlinese risalirà faticosamente dopo due anni e ora, passati oltre 40 anni, la sua vicenda resta sa ancora parlare a molti adolescenti.
Coetanee di Christiane F. , e vittime della stessa dipendenza, sono le protagoniste di “Storia d’amore e perdizione” di Melvin Burgess. Salani Editore propone infatti la storia di due adolescenti in fuga da genitori violenti e alcolizzati. Ridotte a vivere per strada, Tar e Gemma sperimentano anche un altro tipo di fuga: l’eroina. Le due 14enni si illudono di poter con la droga alleggerire la propria esistenza ma così non accade: rendendosene presto conto sapranno anche rinascere compiendo scelte coraggiose e conquistando la possibilità di un nuovo, seppur difficile, inizio.
Nato da un progetto cinematografico mai realizzato, il libro di John Fante, “Bravo, burro!” (Einaudi) vede al centro la storia il piccolo Manuel che si trova a dover gestire una vita tra asini e cavalli dell’hacienda del padre che affoga nell’alcol la disperazione per la povertà in cui entrambi vivono ogni giorno. Il romanzo di Fante ha abbondanti dosi di avventura ed emozioni, tra corride, cavalcate nella sabbia e avventurosi salvataggi: in un paesaggio messicano polveroso e rovente, vanno in scena un padre che perde completamente il proprio ruolo e scorda le proprie responsabilità, e un figlio che comunque non rinuncia a rispettarlo e ad accudirlo. Con Guus Kuijer e il suo “Mio padre è un PPP” (Feltrinelli) si scappa in Olanda ma anche lì c’è un padre problematico da gestire, anzi, un PPP , un Papà Particolarmente Problematico, che non ha una casa, fa uso di droghe e non sa cosa deve fare al mondo. E’ quello della giovane Polleke, una sveglia 11enne costretta a crescere con una mamma eccentrica, fidanzata con il suo maestro, e due nonni che parlano più con Dio che fra di loro. Tra furti, crisi di astinenza da liquirizia, cavalcate sulla vitellina, feste in maschera e spedizioni tra senzatetto, Polleke cerca e trova la sua strada, dando una mano anche al suo PPP e ai lettori che anche solo parzialmente si ritrovano in lei.

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