SE MILANO È UN BLUES

milano-city-blues-128308Passione e malinconia, come suggerisce la terza e ultima parola che compone il suo titolo: è ciò che risuona per le vie della Milano ritratta nelle pagine del libro di Massimiliano Carocci pubblicato da Eclissi Editrice. Una vera e propria sceneggiatura che scivola quando la si legge, ma resiste nella memoria grazie a dialoghi magistrali e suggerimenti di colonne sonore ad hoc, capitolo per capitolo. “Milano City Blues”, è il titolo, e va pronunciato e inteso con quel tono noir che nelle sue pagine è declinato in tante melodie anche contrastanti, come lo sono i protagonisti del libro.

Nella famiglia proletaria, da cui aprendo il libro ci si trova adottati a tutti gli effetti, c’è il fratello grande che spaccia ma protegge la propria famiglia, vende cocaina ma usa i ricavi per le cure del nonno. E c’è il minore che scrive poesie ma si indebita al gioco e fa parte della Fossa dei Leoni. E il padre? Questa è una domanda che, per chi legge con intento intimistico il romanzo, resta sospesa. Il padre dei fratelli è assente, cerca risposte in una dimensione “a parte”. Il padre di questo padre, il nonno dei fratelli, invece, c’è eccome: partigiano ex operaio, malato di tumore a causa dell’amianto, sembra essere colui che tiene il timone seppur morente, e porta con sé, destinati con lui a morire presto, ricordi e valori d’altri tempi. Su tutta la storia raccontata, dall’inizio alla fine, c’è un alone di polvere. Di polveri, anzi, perché sono due quelle che si mescolano nel romanzo, ciascuna letale a suo modo e con i suoi tempi. C’è quella di amianto, che ha ucciso e continua silenziosamente a uccidere, e c’è la cocaina, non più droga per ricchi ma ormai per quei poveracci che mirano a prestazioni lavorative e sociali “over limits”. Come sfondo di questo trafelato vivere dei 4 componenti della famiglia proletaria, con annesse conoscenze, amori e confidenti, e nemici, Carocci ha dipinto una Milano contraddittoria. Una Milano che aspetta Expo ma è già vittima della cinica trappola di una economia che si nutre di profitti e li calcola senza mai badare alle vite che li producono. Una Milano competitiva, forse, ma sicuramente dominata dalla competizione tra i propri cittadini, dove “la città operaia che fu” arriva solo come un’eco proveniente dalle vite di chi sta invecchiando e che tra qualche decennio apparterrà ad una generazione estinta. Carocci non ha scritto un libro ma molti libri: aprendo la stessa copertina con un poker d’assi su sfondo grigio, ciascuno può scegliere la chiave con cui entrare nella storia, con cui entrare a Milano, con cui aprirsi a riflessioni che spaziano nella sfera intima e in quella civile, con innesti di criminalità organizzata, cronaca nera, accenni romantici, citazioni emotive. Tutto a Milano, in una Milano in blues.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...