QUANDO INTRECCIAVAMO FIORI

Quando-intrecciavamo-fiori-684x1024Ormai grande, in un monolocale tanto desiderato, con il negozio di fiori ereditato da un nonno amato, Irene ricorda, ricorda “Quando intrecciavamo fiori”. Per crescere, per calmarsi, per imparare, per stare assieme. Con qualche certezza in più nel petto, ma la capacità di affrontare il proprio passato senza la soluzione in tasca, Irene torna ai suoi anni di adolescente, quando problematica e schiva, ha poi conosciuto persone e situazioni che l’hanno cambiata, trascorrendo giorni, serate e notti in una terra ben lontana dal caos metropolitano milanese.
Astrid Mazzola, l’autrice di questo ebook vincitore di IoScrittore 2013, torneo letterario del gruppo Gruppo editoriale Mauri Spagnol, a leggerne la biografia, sembra vivere sulla falsa riga della sua protagonista, e dopo aver scritto la sua storia l’ha imitata trasferendosi in una casa nei boschi con marito, figlia e gatto.
Nella tenerezza del rapporto con il nonno, il fioraio dei fiori intrecciati nel titolo, pervade l’atmosfera montana regalandole un alone autentico e indelebile, ma pagina dopo pagina fanno incursione amici, nemici, compagni di avventura e quasi fratelli che finiscono per turbare Irene. Non sempre, per ritrovarsi, basta intrecciare i fiori, ma aiuta. Mazzola è tanto nelle vesti della giovane incerta da riuscire a far vivere al lettore i suoi stessi turbamenti. Il rapporto di amicizia con la bella Linda, con idee di amore e di rivoluzione, folletto buono ma troppo diverso perché Irene possa camminarci al passo fino alla fine del tunnel. E l’affetto per Francesco, a cui far da tata e poi da sorella, Francesco che incarna le insicurezze di un ingenuo ma intelligente bambino, poi giovane, poi uomo, preoccupato perché non in linea con le mode, timoroso che sia il suo naso “importante” la causa di tutto. E il dialogo con Ruben, il rockettaro tendente al sovrappeso e alla depressione, infine l’amore per Alex, che irrompe con durezza e si rompe con fragilità estrema, senza però distruggere le esistenze in cui si era inserito. Compresa quella di Irene, che con lui impara a dire “no”, per sé stessa.
Non siamo a Milano, non siamo in città, siamo sui monti ma non è che il modo per portarci “da nessuna parte” se non in una rete di amicizie anni ’80. Il paesaggio vuoto e semplice, l’aria pura, il contesto senza traffico, automobilistico e non, aiuta a non distrarsi dalle dinamiche di questo gruppo di adolescenti che vuole cambiare le cose. E se dopo gli anni ’70 , come dicono loro, c’è bisogno di credere, anche ora, anche dopo quanto si sta vivendo ora, c’è bisogno di credere. Lo si sente urlare anche oggi in strada, con diverse modalità ma sicuramente con la stessa intensità. Diverse le epoche, diverso lo sfondo, ma l’essenza della spinta, della voglia e del bisogno di cambiare, di essere protagonisti, è molto simile a quella attuale. Leggerla, ascoltarla, comprenderla attraverso le pagine semplici ed emozionanti di Mazzolla, aiutati dal distacco spazio /temporale che la brava autrice sa creare, aiuta ad essere meno coinvolti e, forse, a comprendere meglio cosa fa battere giovani cuori, non perfetti, non maestri, ma non morti.

LIBRI AMICI Il bacio della sorte , Venere in soffitta, Le colpe degli altri , Il riflesso di un assassino , Marcus Whilsby

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...