L’AMORE DEL MONDO A MILANO

4431-lamore-del-mondoCi sono libri che cambiano la percezione di una città. Certi lo fanno con violenza, macchiandola di sangue, sporcandola di scandali, o cospargendola di romanticismi zuccherosi. Altri lo riescono a fare con una delicata eleganza che colpisce, investendo il lettore con “L’amore del mondo”. A dispetto del titolo, questo volumetto di 60 pagine è lontano dallo stile “Harmony” e contiene “solo” molto affetto per la città. E per sé stessi, che si tratti di chi lo legge o di chi si è prestato ad esserne il protagonista o di chi lo ha scritto: non una milanese di nascita ma di certo d’adozione.

Si tratta della scrittrice, giornalista Daria Bignardi, nata a Ferrara e approdata a Milano dove oggi vive con marito e figli, e sembra che un po’ anche della sua quotidianità traspaia nelle pagine di questo ”Inedito d’autore” a cura di RCS Edizioni che lo ha distribuito nel 2011.
Nota, e da molti amata, per “Non vi lascerò orfani” e “Karma Pesante”, “L’acustica perfetta” e l’ultimo “L’amore che ti meriti”, tutti Mondadori, Bignardi in questo meno noto libricino racchiude una emozione profonda, calda e soprattutto penetrante. Anzi, non una, ma molte, grazie all’alternarsi di più voci, quelle dei componenti della stessa famiglia milanese, colta in un momento fragile di vita come tanti se ne presentano, con problemi di salute, superabili e superati, con attriti e incomprensioni, otiti e pidocchi dei figli gemelli Marco ed Elia, e l’incapacità in cucina del marito Paolo, le osservazioni della figlia maggiore Maddalena. E poi, che sempre sbuca e poi pervade il libro, in un crescendo di intensità, c’è il dilemma Lavoro-Famiglia, in seno alla protagonista che ha lasciato il “suo” lavoro per “un” lavoro che le permettesse di star dietro alla famiglia. Impedendole di star dietro a sé stessa, motivo per cui, a sentire Annamaria, sua compagna di stanza quando finirà in ospedale, questa milanese tipo uscita dalla penna di Bignardi, si ammala. Sì, perché “Ti manca una comunità”, spiega la donna aprendo con una frase il cuore, lasciando che accolga “L’amore del mondo”. Anche a Milano, infatti, volendo, la si può trovare, la propria comunità, magari al tavolino di un bar, ascoltando le chiacchiere di semi – estranei e constatando che se per strada “non si respira, c’è però una gran scelta di dolcificanti”. Oppure al parco che, se alla domenica “ospita i pic-nic della badanti russe”, nei giorni feriali è frequentato da “padroni di cani, podisti, e gente veloce che passa per andare in ufficio”. Lì la protagonista passava quando aveva il “suo” lavoro e non ha smesso di tornarci anche ad abitudini piegate ai doveri famigliari, lì ritorna ancora dopo l’ospedale, dopo aver smarrito direzione e bussola, ma lì torna. Osserva il pensionato milanese con un barboncino nero scambiare due chiacchiere con un giovane indiano con due bassotti, e saluta il ragazzo senegalese da cui ha comprato settimane prima un libro di favole. Si ferma su una panchina, sente ”L’amore del mondo”, non sa ancora bene dove andare, “Però cammino”, dice a sé stessa, e pensa “Milano mi somiglia. Parla poco, non ha tempo, sembra che non si affezioni a nessuno ma non è così. Milano è come me, va di fretta e cerca di fare tutto il meglio che può, nonostante sé stessa”.

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