IO NON CI STO

9788807041075_quartaSe fosse un film, lei, l’autrice, Adele Marini, lo affiderebbe a Marco Bellocchio, oppure a quel Marco Tullio Giordana di “Romanzo di una strage” o a quel Renzo Martinelli del pessimistico ed enigmatico “Piazza delle Cinque Lune”. Solo questo fa capire che “Io non ci sto” è un libro creato per essere “paradigma perfetto di in sistema criminale”. Pubblicato da Fratelli Frilli Edizioni, come molti precedenti della stessa autrice, in co-edizione con Feltrinelli, il romanzo fa un salto spazio-temporale nella Roma del 1992, “Annus Horribilis”, per i primi cadaveri che poi “resuscitano” nel 2013, a Milano, dove Marini sta di casa, e si vede.

Si vede da come si muove dentro e fuori dalla Questura, dalle fermate della metro e dai locali, si vede da come, agile ma mai presuntuosa, sa mostrare e dimostrare che “Milano è il centro di smistamento dei grandi capitali, è sede di società finanziarie che hanno un piede in Italia e l’altro nei paradisi fiscali. E’ successo di tutto all’ombra del Duomo. In bene e in male. E non è un caso se lo stragismo ha fatto vittime soprattutto lì”. Prendendo a braccetto il commissario della squadra mobile Vincenzo Marino, napoletano trasferitosi al Nord e ora convivente di un merlo indiano, l’autrice spia gli appunti delle sue indagini meglio di come sa fare “la sua ombra, il sottotenente Regazzoni”. Con tre morti nel passato, e un altro paio datati 2013, ecco una complesso intreccio da dipanare non prima di aver approfondito questioni ben complesse riguardanti “La Trattativa” oggi tanto al centro dell’attenzione delle cronache ma che “affida le proprie radici negli anni che ho descritto a Roma”.
Quindi “Intere nottate sui documenti giudiziari, sui libri e le relazioni parlamentari” , Marini lo ammette, facendo idealmente la spola tra Roma – “perché la vicenda è imperniata sullo scandalo dei fondi neri del SISDE che ha sede lì proprio come lo IOR” – e Milano. Una Milano “indaffarata, chiusa, indifferente” collegata alla capitale con un filo che unisce gli anni delle bombe e delle maxitangenti ai giorni nostri.
Già vincitrice del Premio Azzeccagarbugli nel 2006, con “Milano solo andata” (2005), e nuovamente quest’anno, con “A Milano si muore così” (2013), Marini infila sempre nei suoi libri la criminalità organizzata: “inevitabile – spiega – perché condiziona la vita civile e politica nel nostro paese, per questo è sempre presente”. In “Io non ci sto”, però, non lo tratta sfacciatamente come nel precedente: eppure “è ben presente. Perché gran pare della massa di denaro transitata dallo IOR, sicuramente all’insaputa della Santa Sede, era frutto di proventi illeciti accumulati dalla mafia e riciclati grazie alla compiacenza di politici dalla moralità non proprio specchiata” .
Ancora a bocca aperta per il premio appena ricevuto per il penultimo libro, con quest’ultimo si lascia andare e sogna i ciak di Bellocchio a scandire il ritmo dei pensieri del suo commissario. Il libro, sempre sognando, “è tra i miei, uno dei più cinematografici e, parlando della Trattativa stato-mafia e avrebbe il pregio dell’attualità pur restando il paradigma perfetto di in sistema criminale”. Manca solo la locandina, la scenografia milanese è già pronta.

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