MALA TEMPORA

5478493_283678L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Un intreccio di indagini su tre omicidi, le tre vittime sono una giovane e bellissima donna, un anziano “semi-clochard” e un giovane informatico apparentemente “il figlio che tutte le madri vorrebbero”. E’ ancora il commissario Ardigò, ad avere in mano la matassa da sbrogliare, con l’aiuto del giornalista Federico Malerba. Ecco come lo scrittore giornalista milanese Fabrizio Carcano ha deciso di tornare, “pregato” dai suoi lettori che lo hanno sommerso di complimenti convincendolo a rinunciare ad una pausa sabbatica. Siamo nel nord est di Milano, siamo in “Mala Tempora” (Mursia).

Perché questo titolo? Vi riecheggia la crisi…Riflette l’obiettivo di raccontare la crisi della Milano che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, con saracinesche che calano e tante persone che perdono il lavoro. Si riferisce anche alla crisi di valori di cui tutti siamo responsabili.

Ma è un giallo: confermi? Certo, c’è una trama trama gialla e con sfumature noir, con degli omicidi e una doppia indagine parallela di un poliziotto e di giornalista, ma tra un delitto e l’altro ho raccontato la crisi generazionale di due 40enni in una Milano a sua volta in crisi materiale. La dedica nele prime pagine è esplicita.

Che luoghi di Milano racconti nel romanzo? Dopo i vicoletti, tra Sant’Ambrogio a Piazza Vetra, de “Gli Angeli di Lucifero” e il giro a Brera in “La Tela dell’Eretico”, con Mala Tempora sono uscito dal centro. Ci sono i Navigli e la zona nord-est, quella che vivo di più. Ho raccontato le bellezze meno turistiche o storiche come la Martesana, Villa Finzi, porta Genova ma Milano è sempre la protagonista.

Rispetto ai tuoi precedenti due romanzi ci sono delle differenze?
Sono passato da Dan Brown a Faletti. I primi avevano una trama molto forte che metteva in secondo piano i due protagonisti spesso avvertiti dai lettori come vuoti. In Mala Tempora invece il commissario Ardigò viene messo a nudo caratterialmente e non solo. E’ una storia di sentimenti di persone in carne e ossa in cui l’aspetto storico o occulto è meno marcato.

L’idea di affiancare al commissario Ardigò un giornalista è stato, almeno in parte, un “bisogno autobiografico”? Il giornalista Malerba nella prima stesura del mio primo romanzo era addirittura il solo protagonista. Certamente c’era un riferimento autobiografico: età, professione, l’amore per gli animali e soprattutto i gatti, e per l’Olimpia Milano.

Poi è arrivato Ardigò…Come spalla per risolvere ovvi problemi: autopsie, tabulati telefonici, le analisi della Scientifica, tutti strumenti indispensabili per un’indagine ma inaccessibili per un giornalista. In fase di revisione ho deciso di valorizzarlo, poi, costruendo un personaggio ombroso e scontroso, complementare al più solare Malerba. Ora sono due amici, ex compagni di liceo, insieme sulla stessa barricata della cronaca nera.

Come hai scelto le identità dei cadaveri? Tutti svelano un lato segreto ed è questo che li ha condotti nelle grinfie dei loro carnefici. Ho voluto raccontare le persone della porta accanto, quelle che incontri al supermarket o in tram.

E l’idea della trama? Qui devo ringraziare un lettore, Enrico Bertolotti: durante una presentazione mi ha chiesto: ‘perché non racconti di un assassino che decapita le sue vittime?’ Un anno dopo avevo scritto Mala Tempora.

Ben 400 pagine ma di estrema scorrevolezza, grazie anche ai frequenti dialoghi: come li costruisci? Mantengo uno stile giornalistico: frasi corte, ritmo serrato e dialoghi anche con incertezze e pause, parolacce e imprecazioni. Mi ispiro alla realtà, citando anche personaggi veri o luoghi veri. Inclusi i ristoranti dove vi assicuro però non ho sconti o privilegi e pago il conto come tutti!

Quali sono i tuoi autori preferiti? Michele Giuttari e Claudio Paglieri perché mi fanno vivere Firenze e Genova attraverso gli occhi dei loro protagonisti.

E tuoi registi cinematografici? Adoro Stefano Sollima, regista di Acab e della serie tv Romanzo Criminale. Vorrei fosse lui il regista di una trasposizione cinematografica di Mala Tempora. Per gli Angeli di Lucifero vorrei Ron Howard.

Come definiresti la Milano che emerge dal tuo romanzo? Bellissima e viva! Ecco forse il mio vero limite: racconto Milano da innamorato, senza però trascurare le periferie con i loro problemi.

Consiglia ad un visitatore straniero di Expo 3 luoghi, fuori dai percorsi turistici standard. Il Naviglio Martesana, le basiliche fuori dal centro storico come la Certosa di Garegnano, e poi la parte ‘romana’ della nostra città, dal foro di via Brisa ai resti del Circo, dalla Conca in piazza Missori alla cripta di San Lorenzo.

Prossimo libro: Milano-maggio 2015, scenario Expo, quali cadaveri e quali moventi inventeresti? Nel mio prossimo libro ‘grande’ c’è un aneddoto su Expo. Mi è stato proposto anche di scrivere un giallo eno-gastronomico ambientato in Expo per valorizzare la cucina lombarda, da tradurre per i visitatori stranieri, tipo un assassino che avvelena durante Expo… Ho risposto no grazie.

Perché ? Magari mi verranno idee per nuovi gialli metropolitani, ma dovranno venire da sole e non essere ‘marchette’ per vendere qualche copia in più o avere qualche recensione in più.

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