PAGINE VERDI

Schermata da 2014-12-11 15:22:22Scrive per “smontare e confrontarsi con stereotipi, positivi o negativi: è uno dei pregi/doveri/vantaggi che la letteratura offre. Ci si può permettere punti di vista ‘sbilenchi’ per costringere le persone a ri-pensare la realtà”. E così Marco Pellegrini, seminando di parole gli orti urbani, innaffiando pro e contro e estirpando relative leggende metropolitane, ha vinto il concorso Green Fiction, alla sua prima edizione.

Organizzata dall’Associazione Quarto Paesaggio, in collaborazione con le Biblioteche Comunali di Milano, la competizione darà alla luce prevedibilmente entro Expo, una antologia con gli 11 testi finalisti, quello di Pellegrini e gli altri più votati dopo il suo. I fortunati hanno ascoltato il suo “Buccia Lucente” durante Bookcity, gli altri dovranno attendere per leggerla ma possono subito conoscerne l’autore: un 54enne nato a Monza e residente a Sesto San Giovanni, “prof di ita” alla scuola secondaria di primo grado ‘Don Lorenzo Milani’ e grande appassionato di sport. Mira alto, questo vincitore, ed è pressoché instancabile, sia nelle sue attività fisiche, tra trekking, maratone e MTB – “quella vera per boschi e sentieri di montagna” -, sia nella sua produzione letteraria. Dopo l’acclamazione al concorso, continua a lavorare ad un proprio progetto che riunirebbe il racconto vincitore con altri suoi scritti inediti, sempre caratterizzati da questo sfizioso giocare con stereotipi e icone, pronto con una frase, un dialogo o un aggettivo, a ribaltare le certezze anche più scontate dei lettori. “Scribacchio da sempre anche se solo da un paio di anni ho investito davvero le mie ‘energie creative’ nella scrittura, con attenzione particolare al ‘genere’ racconto – spiega – non è una scelta di ripiego o di pura utilità per la partecipazione a concorsi, ma espressione letteraria in cui credo fortemente.Tanto che sono iscritto al ‘Corso avanzato di scrittura creativa’ coordinato da Bruna Miorelli”. Al momento non ha pubblicato nulla, lo “giura” con forza per evitare ulteriori equivoci, perché esiste un altro Marco Pellegrini che ha pubblicato per Bompiani, casualmente insegnante di lettere, “ma non sono io. In passato è però accaduto che il papà di una mia allieva, tra l’altro piuttosto dotata nella scrittura, le ha regalato il libro convinto che fossi io lo scrittore”. “Il concorso l’ho scoperto ascoltando una trasmissione a Radio Popolare – poi racconta Pellegrino – pochi giorni prima avevo sentito parlare di Social street e, dopo aver raccolto un po’ di informazioni su vari siti, desideravo scriverci un racconto: abbinarci l’orto in città è stato ‘utilitaristico’ ai fini del concorso, ma anche divertente”.  Il testo nasconde tratti autobiografici, come la passione sportiva e una moglie che non lo segue ad alte quote, ma nella realtà Pellegrini vive non a Milano ma a Sesto da sempre “a due passi dai siti di archeologia industriale delle aree Falck Concordia” e non ha intenzione di muoversi, ha due figli grandi, non due bambini come nel testo, e uno si è già fatto strada come ballerino e cantante di musical.

 

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