UNA BELLA STORIA

CASA CARITA', FESTA PER MILLESIMO OSPITE - FOTO 1L’INTERVISTA CON L’AUTORE  Una raccolta di cronache per andare oltre la cronaca, uno stimolo, in 150 pagine, per guardare al futuro senza dimenticare il passato, precisamente quei dieci anni appena compiuti dalla Casa della Carità che oltre che “fare”, quotidianamente, sa anche dire. Questa volta si racconta con le parole di ‘un ex’. L’ex addetto stampa Generoso Simeone che l’ha seguita e vissuta fino al 2011, o meglio con le parole della stampa da lui raccolte con la capacità di creare un racconto organico andando ben oltre la cronaca. Tanto la Casa gli è rimasta nel cuore da dedicarle il suo primo libro: si intitola “Una bella storia”, è stato realizzato grazie al sostegno dell’Associazione Amici Casa della carità.

SGOMBERO ROM, 102 OSPITATI A CASA CARITA' - FOTO 2Perché questo libro? La scorsa estate realizzando che a novembre sarebbe arrivato il decennale della Casa della Carità mi è sembrato giusto ripercorrere la storia di una Fondazione che, a vario titolo, è stata protagonista della vita pubblica milanese e lo è tuttora . Con il suo operato veicola valori come l’accoglienza e l’ospitalità che non dovrebbero mai essere tralasciati da una comunità che vuole porsi l’obiettivo della giustizia sociale.

Perché hai scelto di raccontare la Casa proprio “attraverso le cronache dei giornali”? Ho voluto sottolineare l’importanza che ha avuto nella città in questi dieci anni. E non volevo essere io a dirlo: era una realtà che doveva venir fuori, appunto, dagli articoli della stampa.

Come ci hai lavorato? Ho spulciato gli archivi, le rassegne stampa, i comunicati, il sito web e, soprattutto, ho scavato nella memoria. Ho cercato di dare un senso ai vari avvenimenti, non ripercorrendoli in ordine cronologico, ma provando a costruire un racconto fatto di argomenti e concetti che potessero dirci qualcosa anche oggi. Ho iniziato a lavorarci dopo Ferragosto e ho finito ai primi di novembre.

ROM, FESTA ALLA CASA DELLA CARITA' PER 79 OSPITI - FOTO 4Che emozioni hai provato ripercorrendo questi anni? Non parlerei di emozioni, ma di una sorta di “presa di coscienza”. Un rendersi conto di quanto lavoro è stato fatto dalla Casa in dieci anni e del significato di certe prese di posizione o di alcune iniziative. In particolare, ovviamente, nel periodo dei sei anni e mezzo in cui ci sono stato io.

Come reagiranno secondo te i milanesi nel leggere “Una bella storia”? Il libro non ha come principale obiettivo quello di provocare reazioni particolari, nasce come uno strumento che oggi la Casa della carità può utilizzare per la propria raccolta fondi.

ROM CAPO RIZZUTO, OSPITI CASA DELLA CARITA' - FOTO 6Qual è il momento vissuto in Casa della Carità che più ti è rimasto impresso? Sono innumerevoli, a partire dai “mitici” viaggi in Romania con don Massimo Mapelli alla guida del pullman. Ma se devo proprio scegliere dico i primi giorni di accoglienza dei rom sgomberati dal campo di via Capo Rizzuto, nel luglio 2005. E’ stato il primo momento di grande “ribalta mediatica”. Ma, al di là di questo, per tutti noi della Casa è stato molto forte l’incontro con i rom che hanno cominciato a “convivere” con noi in via Brambilla, ospitati sulle brandine in auditorium. E’ stato il momento in cui ho avuto la percezione che stava cominciando qualcosa. Si sentiva una grande energia.

Milano 2004-2014: aspetti migliorati? Direi che è migliorato il linguaggio. Non si sentono più certe espressioni. Di conseguenza, anche l’approccio verso certi problemi è cambiato. Poi i risultati non sempre arrivano, ma almeno si lavora in una direzione diversa, quella della solidarietà, quella dell’accoglienza e dell’ospitalità, valori che la Casa ha cercato e cerca sempre di promuovere. E mi piace pensare che, a questo cambio di direzione, abbia contribuito con un ruolo importante anche la Casa della carità.

Ci sono anche aspetti rimasti uguali o addirittura peggiorati? E’ peggiorata la situazione generale. L’infinita crisi economica e le grandi problematiche internazionali (vedi Siria e Libia) non fanno che aumentare il numero di persone che hanno bisogno. Invece, è rimasta uguale, in certi ambienti come la Casa della carità, la voglia di rimboccarsi le maniche e di darsi da fare per aiutare chi soffre.

*nelle foto (Omnimilano) alcuni momenti di accoglienza alla Casa della Carità negli anni passati

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