I SOGNI POP DI MAKI

DIVA3D“Capii presto che lo stupore era una debolezza che lei lasciava volentieri agli ingenui, e che quest’abitudine a Milano non era solo sua”. E’ cinica, è caotica, è acida, è una Milano di bistrot vegani dove nessuno consuma nulla e tanti parlano per nulla. “La Rai che conta è a Milano, a Roma c’è il telegiornale”, infatti, perchè è la città dove ci sta “la gente del mondo della moda”, e dove arriva “il classico provinciale in cerca di fortuna in settori creativi che finisce a tirare a campare in uno scantinato ad Abbiategrasso”. Se è cinica questa Milano, ancora di più lo è la voce narrante e l’autore del libro che così la mostra: “Diva Futura”.

Lui è Fabio Viola e pubblica questo romanzo mescolando realtà, anche autobiografica, e finzione, con un ritmo che gli apre le porte della collana “musicale” Tracce di Indiana Editore, diretta da Matteo B. Bianchi. Le note che rimbombano accompagnate da “feticci religiosi cristiani frullati in un gorgo di pixel digitali” in video, sono quelle del tentativo di esordio della Diva Futura del titolo. Lei è Maki, in arte Maky Lovely, aspirante popstar giapponese 40enne che trascina il suo fidanzato italiano, se non voce narrante, in 4 metropoli differenti ma descritte con la stesso abile distacco. Quello che permette a Viola di coglierne le peculiarità sociali e urbanistiche con una mira da tiratore scelto. Lo stile, asciutto e ritmato – non come le canzoni di Maky – lo aiuta a fare colpo e rende impossibile abbandonare la lettura. Entrato nell’ottica di questo innamorato italiano, espatriato e poi rimpatriato e poi ri-espatriato, tra sé e sé, anche il più insospettabile lettore si trova ad assecondare la popstar sposando la sua causa, discutibile: lo sfondare in un mondo finto e vanesio. Anche perché, come Viola spiega a pagina 40, “contraddire un giapponese reso assertivo dalla vita all’estero significa litigare”.
Roma, Osaka, e poi Tokyo, se la cavano, ma Milano è la tappa con la scenografia sociale migliore per questa “parabola sul significato dell’apparire, sui sogni di gloria sempre più rarefatti e i sacrifici necessari per emergere”. Viola non gliene risparmia una , ma ne ha anche per la Capitale e per l’Italia intera. “La pubblicità è l’ultima, e forse l’unica forma di speranza che abbiamo. Ci dice come dovremmo essere per essere felici. Se fossimo furbi la imiteremmo” fa dire ad un talent scout sgangherato milanese, e “se il mio ti sembra un discorso triste è perché sei un moralista vecchio stampo. Si vede che ti sei perso anni di Italia”. Diva Futura sa cantarne le lodi, a modo suo.

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