SOGNI OLTRE LE SBARRE

Schermata da 2015-01-09 11:26:42Il sogno per andare altrove, inforcando la scrittura per arrivare laddove non si osa pensare. Perché dove non si arriva da svegli, si può arrivare chiudendo gli occhi e lasciandosi guidare dalle parole e dal gruppo, “il terreno stabile su cui battere il piede per fare il salto”. E’ così, con un libro di racconti sognanti, che una cinquantina di detenuti ed ex detenuti della Casa di Reclusione di Opera ha scavalcato muri e barriere per raccontarsi e raccontare. “Chiudendo gli occhi…antologia sul sogno” è l’ultimo dei frutti di un progetto proposto e curato da Cisproject-Leggere Libera-Mente, associazione culturale che si da 7 anni è opera ad Opera per favorire il reinserimento nella cosiddetta società civile. Barbara Rossi è curatrice dell’antologia assieme a Duccio Demetrio e racconta come da 3 anni il laboratorio si è focalizzato sull’autobiografia, ”da un anno ci occupiamo di sogni”.

Come mai proprio “i sogni”? Perché in carcere molti dicono di non sapere cosa sono. Tutti possono sognare, reclusi o non, ma servono alcune premesse, come il silenzio e il buio, che in carcere vacillano. Possiamo immaginare i motivi di sicurezza, ma una giornata senza sonno assomiglierebbe a un incubo.

Come è stato accolto dai detenuti?  Con curiosità, affascinati dalla scoperta e dalla ricerca, ma anche co il timore di uno sguardo invasivo. Inizialmente “è meglio non sognare!” era il pensiero comune, – se si sogna bene il risveglio è tragico, se si sogna male…è un incubo! – poi, sorprendentemente, sono uscite storie, frammenti di sogni, pensieri di grande ricchezza comunicativa.

Quanti sono gli autori e sono detenuti, ex detenuti o entrambi? Entrambi, e in totale sono quasi 50 gli autori Mai come questa volta c’è stata la possibilità di immergersi in un gruppo di lavoro e di confronto, che possa funzionare come laboratorio artigianale, sbaragliando i timori. Nella prefazione si spiega infatti il gruppo è “il terreno stabile su cui battere il piede per fare il salto”.

Come ha preso forma l’antologia? Dal lavoro svolto settimanalmente dal laboratorio sull’autobiografia. Lì leggiamo gli scritti e proponiamo approfondimenti rivedendo poi i testi, a volte affiancandoli ad altri per aumentarne la profondità. Abbiamo iniziato confrontando i modi di dormire, i sogni notturni, i sogni ad occhi aperti. Nessun obiettivo psicoanalitico ma l’occasione di pensarsi da un altro punto di vista.

Quali sono i toni e i temi predominanti nei testi raccolti? Emerge la nostalgia per un passato interrotto, la sofferenza per il tempo che è passato senza prendervi parte, l’affetto per i propri cari “reclusi fuori” che soffrono per una colpa che non hanno commesso… sono presenti alcune riflessioni sulle proprie scelte, a volte la speranza di un domani…

Cosa vi ha colpito? La totale assenza di auto-commiserazione, lamenti o polemiche. La voglia di avere uno spazio in cui poter di nuovo coltivare speranze, progetti e sogni: ciò che consente di conservare una propria dignità umana anche in detenzione.

Cosa vi ha sorpreso? Stupisce che proprio in carcere ci sia una roccaforte che custodisce l’importanza di dar voce alle emozioni e alla relazione autentica, in un’epoca in cui si comunica con sms e tweet. Per me l’assenza di buio e di silenzio durante la notte sono stati una scoperta: trovo inquietante l’idea di una notte piena di rumore e di luce. È vero che ci si abitua a tutto, ma anche all’assenza di sonno?

Quali altre attività prevede il progetto “Leggere Libera-Mente”?
In totale abbiamo 5 laboratori di lettura e scrittura, secondo i principi della biblioterapia, e poi incontri a tema con scrittori, attori, musicisti ed esperti per offrire ai corsisti un confronto e un riconoscimento del proprio valore, e al pubblico esterno un’occasione per scoprire tesori nascosti e inattesi, e a volte per rivedere i propri pregiudizi .

Avete pubblicato altri volumi? “Biblioterapia” (2009) che esplicita i principi su cui nasce Leggere Libera-Mente, “Leggere, finestra aperta” (2011) con le voci di persone detenute, volontari, agenti di polizia penitenziaria, medici penitenziari, ospiti sui temi della lettura e della scrittura. “Libertà vo cercando ch’è sì cara” (2013), è un altro libro corale sul tema della libertà, “Cara vita ti scrivo“ (2013) è il primo testo autobiografico, promosso dal laboratorio Liberi di scrivere,“Leggi tu che leggo anche io” è un lavoro dedicato alle “cose difficili” da comunicare nel rapporto genitori-figli.

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