LA DIOSSINA NON DIMENTICA

downloadL’INTERVISTA CON L’AUTORE “Quando ho deciso di scrivere ‘Diossina 2.0’ sapevo di andare a toccare un argomento delicato ma sinceramente non pensavo proprio fosse un tasto ancora tanto dolente” ed invece, ecco che Massimiliano Vergani si è trovato con “una storia di fantasmi” da raccontare, ai giovani, soprattutto, che tanto le amano. Ma non si tratta di quei fantasmi, da favole. Questi sono da incubo. Lui i parte l’ha vissuto, ne ha sentito molto parlare, tutti lo viviamo ancora,nella Brianza Milanese, e “con la Pedemontana ed Expo è attualissima, anche dopo quasi 40 anni”. Il suo libro/monologo è una lucida e fulminante ricostruzione del disastro che “sbatte in faccia” alle nuove generazioni ciò che aleggia come un fantasma da prima della loro nascita.

Come è nato e come si è trasformato il tuo testo? Dopo la prima stesura, più di sei mesi di lavoro, ho organizzato una serie di prove aperte, per confrontarmi con la “gente” della Brianza milanese. Un’ora di monologo e poi tre ore a discutere animatamente con decine e decine di persone preparatissime: il chimico, l’avvocato, il medico, il fratello dell’operaio Icmesa e anche chi non ne sapeva nulla aveva un’opinione da comunicare…

Esperienza interessante? Sì, massacrante, ma fondamentale. Le testimonianze hanno integrato i documenti. Ho limato, aggiustato, modificato quasi tutto: ci sono voluti altri sei mesi per arrivare alla forma finale. Per me ora è diventato un format imprescindibile per i futuri lavori sul territorio.

C’è una testimonianza che è riuscita a stupirti? Un perito chimico che ha lavorato per l’Ufficio Speciale per Seveso, in quegli anni. Ha voluto una copia del testo. E’ tornato dopo una settimana con una cinquantina di correzioni di singole parole e poi mi ha detto: “Bel lavoro, ma io l’avrei fatto più cattivo!”

Porteresti Diossina 2.0 nelle scuole? Sarebbe molto utile. E’ una storia che finora non era mai stata raccontata per intero in modo così lineare, semplice, logico, anche legandola al presente a motivo dell’arrivo dell’Autostrada Pedemontana. Di questa vicenda si è persa la memoria, gli adulti ne hanno ricordi distorti e i più giovani, naturalmente, non conoscono la verità su un fatto che li può riguardare ancora oggi. Non mi è ancora capitato di andare nelle scuole, ma lo farei volentieri. Tanto più che con la Pedemontana la storia è diventata di strettissima attualità. Mi auguro che ci siano dirigenti scolastici e professori che abbiano la voglia e la sensibilità per approfondire questo argomento.

Perchè é importante che anche chi è nato dopo sappia? Perché la diossina non si distrugge. Soprattutto quella che finisce sottoterra. E quindi quella fuoriuscita nel 1976 è ancora tutta là, nei territori brianzoli mai bonificati e che ora stanno per essere attraversati da un’autostrada, la Pedemontana. Il tutto in barba a direttive europee che impediscono la movimentazione del suolo e del sottosuolo dove c’è stata una contaminazione. Per poterla far passare lì, Regione Lombardia ha promulgato una legge “deroga” ad una sua stessa legge emanata dopo il disastro di Seveso e alle norme europee. Tutto normale? Per me, no.

Parli anche di Expo: cosa centra con la diossina? Proprio perché a Milano è stato assegnato l’Expo, la Pedemontana è considerata un’opera di interesse nazionale. Ciò ha dato l’occasione alla giunta Formigoni di emanare la legge “deroga” che ne consente il passaggio attraverso i territori contaminati. L’Expo è stato assegnato a Milano un mese e mezzo prima che fosse emanata la suddetta legge “deroga”. Direi che qualche legame c’è. O no?

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