NATO SETTE VOLTE

FARACI3D“Siamo tutti intrappolati in epoche che è più bello raccontare che vivere” e Tito Faraci, dopo aver inevitabilmente vissuta, a suo modo, e a suo tempo, quella anni ’80, sempre a suo modo, oggi, la racconta. Lo fa uscendo dal tracciato sicuro di sceneggiatore di fumetti e scrive una “traccia” pubblicata da Indiana Editore: si chiama “Nato sette volte” e va ad aggiungersi ai titoli della compilation narrativa in cui Matteo B.Bianchi sta collezionando romanzi dedicati alla musica. A parole.

Aiutato da “un mio gemello negativo, creato ad hoc mettendo assieme mattoncini senza comporre la mia autobiografia”- “io non sono Luca” precisa a voce e nei ringraziamenti scritti – Faraci percorre un sentiero nuovo per lui, con la disinvoltura e la “faccia tosta” del suo protagonista. Un universitario alle tastiere di un gruppo di musica dark che all’epoca d’oro della new wave italiana aveva inciso solo un demotape comparendo in poche desolanti date attorno a Pavia.
Rimettere assieme i Litania, idea di un Luca adulto in piena crisi esistenziale, richiama quelle pizzate di classe o quegli scambi di messaggi “20 years later” in cui il volenteroso ricercatore di anime che si sono perse di vista cerca invano il sapore di un passato da cui si continua a far violentare nel presente, violentandolo a sua volta. Come due ex che cercano, invano, a vicenda, nell’altro, qualcuno che non c’è più o non c’è mai stato. La passione per

la musica guida e trascina l’iniziativa, ma è forse l’unica cosa che resta, intatta e fedele al genere, in Luca, mentre in altri componenti dei Litania neppure quella si è conservata ed è degenerata. Musicalmente parlando. Per lo meno per Luca.
Se inizialmente sembrava che solo la musica avrebbe potuto “ritirarli in ballo” sul palco, è poi evidente che a ricordare quelle note resta solo una tastiera impolverata – il DX7 con i suoni originali ancora custoditi nel cuore . A trainare, c’è l’amicizia, il rimpianto, il ricordo di qualcosa che è stato bello.
Con un piede negli anni ’80 e l’altro negli anni 2000, Faraci parla di una sua grande passione mai svanita: molti che come lui hanno alle spalle “la band di quando ero 20enne”, potranno rispolverarla con una goccia di malinconia. (“All’epoca non avevamo tanti dischi. Anche i ragazzi di oggi non li hanno, ma la differenza è che nemmeno li desiderano. Se la cavano senza”).
Ma il “Nato 7 volte” Faraci parla a tutti, amanti della musica e non: a chi ha un’epoca da ricordare come bella e conserva il sogno impossibile di ritornarvi.
Tra rimpianto e scanzonata ironia, oltre che nel pavese, si bazzica molto per Milano che riesce a risucchiare il romanzo con il suo egocentrismo da capoluogo. I Navigli, il Magnolia, vie e strade, bar, il MI AMI, le frequentazioni e “il giro giusto”. Il paese di Luca, al contrario, è quasi da nascondere, citato solo per essere deriso o sminuito, perché nel cuore del protagonista entra presto Pavia, la prima città che gli appartiene veramente. “Qualunque punto dell’universo come lo conosciamo sarebbe parso meno provinciale di Gallarate.- Non avevo ancora capito che la provincia è qualcosa che si dovrebbe fare uscire da sé, e non viceversa, con le stesse probabilità di successo di un trapianto integrale di scheletro”. Suona dispregiativo questo “esser di provincia”, ma anche l’essere milanese non è un vanto. Faraci è pungente: a Pavia, che ha tanto ben accolto i Litania, “Luca sospettò di essere stato riconosciuto come milanese, che in quanto tale pensa di avere la suprema ed esclusiva conoscenza del rito dell’aperitivo. Avrebbe voluto richiamare il cameriere e scusarsi, spiegargli che era un provinciale”.
Realtà o finzione – ma alla fine, cosa importa? – “Nato sette volte” è frizzante, amaro ma anche dolce. Con il passo ritmato di chi ha 20 anni in più ma anche molti altri ancora da vivere, accompagna il lettore negli anni ’80 senza mentire, in una finzione abilmente costruita assemblando con fantasia e freschezza elementi di vissuto reale. Un LEGO che non prende la forma delle istruzioni della scatola, ma sembianze che suonano comunque famigliari, forse ancora più famigliari perché inaspettate.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...