LA FATICA FELICE

9788807090530_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleL’INTERVISTA CON L’AUTORE   Il libro ha preso corpo partendo dalla convinzione che le cose di ogni giorno raccontino una storia, possiedano un loro peculiare linguaggio. Un pediatra, Paolo Sarti, e una psicoterapeuta infantile appassionata di letteratura per l’infanzia, Manuela Trinci, hanno incrociato le loro esperienze tessendo insieme una molteplicità di soggetti, di voci, di sguardi, di congetture e digressioni sul “pianeta bambino”. Ne è nato, pubblicato da Feltrinelli, “La giusta fatica di crescere”. Giovedì 29 gennaio, alle 17.30, alla Libreria dei Ragazzi (Via Tadino 53), sfogliandone le pagine assieme a giornalisti, esperti ed interessati, loro due in persona dimostreranno come “indipendenza, inciampi e fantasia siano i migliori alleati per diventare grandi”.

Di quale fatica si tratta? Gianni Rodari sollecitava nei bambini l’idea che per avere un mondo migliore per tutti, non si dovesse sperare in una bacchetta magica, bensì ci si dovesse impegnare con gesti quotidiani piccoli e grandi, visibili e invisibili. E non senza fatica! Se la felicità è un diritto imprescindibile di ogni infanzia – ogni genitore desidera allevare un “bambino felice” – anche la fatica, come il dolore, lo è.

Perché è particolarmente importante parlarne oggi? Aver creato un mondo senza ostacoli, contrarietà e, apparentemente, senza fatica, incoronando i moderni Pollicini indiscussi sovrani di ciucciotti, abitini, pappe, passeggini e intrappolandoli nei falsi desideri indotti dalla pubblicità, non ha reso le generazioni di oggi più felici né i genitori più appagati.

Come si affronta il tema nel libro? Nel libro partiamo sempre da un oggetto. Un body, prima forma di far scansare le fatiche al bambini: se avesse la sua camiciola si abituerebbe a aggiustarsela in base al freddo e al caldo. Vale anche per le scarpe senza lacci, oggi così gettonate. Oggi non ci sono neanche più i mandarini coi semi, nelle scuole di infanzia la pasta è corta e il pesce ridotto a bastoncini. Nella loro banalità, questi esempi racchiudono segnali di nuove tendenze.

Troppi oggetti attorno ai bambini? Viviamo immersi in un mondo di oggetti. Il particolare termometro per non irritare ulteriormente l’umore del piccolo febbricitante, i tappetini multisensoriali, i pupazzetti multi attivi, i libri pop-up per stimolare il sonno, la forchetta salva fatica per arrotolare gli spaghetti o il gatto di pezza più ecologico, senza considerare i modernissimi babymonitor o babyphone. Così i bambini crescono sommersi da una miriade di cose, per lo più inutili, che – spiegava bene nelle sue Lettere Luterane Pasolini a Gennariello – non si può pensare siano “neutrali” o ininfluenti nei processi educativi, dotati come sono di una loro, invisibile, morale.

Quando e perchè diventa nocivo per i bambini? L’immaginario dei bambini rischia di essere impoverito, preso d’assalto, giorno dopo giorno, dal mercato dei consumi che anticipa e amplifica i loro naturali bisogni. Noi ci siamo chiesti come questa cosificazione nutellosa della vita abbia inciso sulla fantasia dei bambini contemporanei, quelli normali quelli “invisibili” che non fanno notizia.

Come è oggi la situazione che vedete? Ci sono segnali allarmanti : l’immaginario si sta ammalando, per l’imperante quanto insidioso, conformismo pedagogico che ci affligge. Peso, altezza, robustezza, sono tutte caratteristiche facili da controllare e tutelare, sono invece la testa, il pensiero, l’affettività dei bambini che rischiano malanni, carenze, inabilità

Qualche esempio di situazioni in cui si tarpano le ali dei più piccoli? Basta pensare a quanti giocattoli si comprano per “far bene questa o quella cosa”… alla fine un bambino gioca benissimo con una scatola di cartone e la fa diventare quello che vuole! Ci sono persino i “rotoli” per insegnare ai bambini a gattonare… E le case diventano sommergibili zeppi di cose inutili…

Sfogliando il “Catalogo dei genitori” (Babalibri) di Claude Ponti, quali sono le tipologie più frequenti? Sicuramente i fifoni, quelli sempre preoccupati di proteggere i loro figli rendendoli esenti rischio. Ci sono poi tanti genitori avviluppanti, ma anche i confortevoli hanno molti seguaci: oggi dire NO a un figlio, di qualsiasi età, sembra quasi un reato.

Come possono essere difesi i bambini?Va difeso il loro immaginario,  perché non diventi piatto e omologato. Se gi piace Peppa pig, nulla di male, ma condiamola con la Pimpa, con Spotty… diversifichiamo proponiamo sempre una pluralità…

Tra gli strumenti per farlo ci sono anche i libri? Gli unici farmaci “ricostituenti” efficaci sono proprio i libri. L’assunzione di “un po’ di libro al giorno” sarebbe una vera vaccinazione di massa contro gravi epidemie di superficialità, egoismi, qualunquismi, disimpegno, carenza di senso della storia e infelicità planetaria. Sì, ci vogliono libri belli e vanno scelti con cura.

Quali sono i “libri belli”? Quelli che fanno sognare, che riaccendono l’immaginario dei piccoli (e dei grandi!!!), incoraggiano l’infrazione dello stereotipo, avvicinano con le loro dirompenti immagini al diverso da noi. Costringono a confrontarsi con le differenze, con la storia, con il tempo, gli affetti, le fragilità e la forza. Con la speranza e con il sogno.

Qualche esempio? Nel nostro ci sono tanti libri citati e tante storie, per spezzare la seriosità delle informazioni necessarie. A bordo della nostra scialuppa di salvataggio, della nostra nave corsara della curiosità, ci sono anche Pippi Calzelunghe, Gian Burrasca, Pinocchio, il rabbioso Robertino, Pollicino e Biancaneve, Meg, Amy, Beth e l’insuperabile Jo, Max alle prese coi mostri selvaggi, Raperonzolo, porcellini e porcelline, fanciulle che filano e principi con le ali ai piedi, Cappuccetto Rosso, ranocchi. E, al timone, loro: Tascia, col fratellino in braccio, e Tibi con le scarpe rotte: straordinari interpreti del dolore di una ossuta Calabria, che segnano la rotta, obliando il lusso dei padroni, e rincorrono il sogno di una vita libera.

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