PANCRAZIO FANTOZZI

copSiamo tutti Pancrazio? Siamo tutti apparenti e ‘utili idioti’ che si aggirano per le strade della propria città, si afflosciano sui divani per seguire cartomanti e canali sportivi, si avventurano in improbabili ricerche su fatti di cronaca e si prestano ad altrettanto improbabili film hard? No, non lo siamo. Ma spesso ci siamo dannatamente vicini, o forse dovremmo tutti prenderci un po’ del carattere di Pancrazio, per vivere la vita con meno peso, poca sostanza e molta tenacia.

Perche’ anche a sbattere contro i muri di tenacia ce ne vuole, parecchia. E’ gustoso e naturalmente paradossale questo Pancrazio, protagonista del libro di Luigi Pistillo (Il paradosso di Pancrazio, Mursia) in cui Andrea G. Pinketts nella prefazione ‘vede’ un moderno Fantozzi. Di goffaggine Pancrazio ne ha da vendere, come il suo ‘fratello maggiore’, ma il nostro si muove nel suo tempo in cui il luogo naturale dove (tentare di) vivere non e’ l’ufficio con i suoi colleghi, ma la città con i suoi rapporti precari e la ‘Rete’. Pancrazio è l’uomo medio, anzi l’uomo che vuole pervicacemente essere medio: indolente e di un timida sfacciataggine, nessun lavoro, curioso senza curiosità. Un personaggio raccontato con una scrittura sciolta, allegra e ficcante, una rappresentazione teatrale stampata su pagine in cui Pancrazio prende forma e vita: usa ‘google’ in modo compulsivo, chatta in cerca di donne (con esiti prevedibili), apre un blog, conosce persone aggirandosi su un bus e nei social network con la stessa imperturbabile flemma. Figlio ‘del’ Carlo Biagiotti, personaggio tratteggiato molto comicamente nelle prime pagine del libro, il milanese Pancrazio ha un solo amico vero, Franco, e tanta voglia di tuffarsi nel mondo, solo che lo fa come ci si tuffa da un trampolino in una piscina senz’acqua. Questo sbattere la testa e ripartire, degna di una cocciutaggine alla Forrest Gump (come ricorda Pinketts nella prefazione), rendono Pancrazio un ottimo compagno di viaggio, sottofondo di una vita vista dal lato comico e paradossale, il lato di cui spesso ci dimentichiamo prendendoci così sul serio da scordarci che Pancrazio, almeno un po’ – e per fortuna – lo siamo tutti.

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