IL MESTIERE DI UOMO

veronesiNon medico, non opinionista, non ‘esperto di’, non “guru”: uomo. Uomo che sa fare il suo mestiere. Quale? Quello di uomo. Ma lui non è un uomo qualunque e, anche se il tono del suo libro è quello di chi vuol sembrare tale, scendendo da ogni presunto piedistallo, lui è e resta Umberto Veronesi. Celebre, per i suoi risultati nella medicina, ma anche per le sue opinioni. “Uomo di scienza” si legge sul retro-copertina, ma nel libro si legge ben altro. Di scienza, di religione, di salute, di amore, di figli, di istruzione, di civiltà, di società. E’ il suo spaziare agile in 150 pagine che toglie il possibile timore di leggere il suo “Il mestiere di uomo” edito da Einaudi, trovandosi di fronte alla summa di una vita densa di contenuti inaccessibili.

Denso il libro rimane, ma la bravura dell’autore, sta nel saper comunicare con semplicità mai rinunciando alla complessità dei temi, trasmettendone anzi i concetti essenziali.
Rinuncia alle filippiche che “un noto uomo di scienza” potrebbe permettersi. Rinuncia a virtuosismi e auto-celebrazioni, le rievocazioni del passato nei 10 capitoli sono ammesse solo se funzionali al messaggio contenuto. E inerenti.
Ne avrebbe da raccontare, questo uomo ritratto in copertina con il camice verde con scollo a “ V” sotto un viso pulito e sorridente, e non è per “fare il misterioso” che omette parti di sé e del suo passato. E’ che ha cose più importanti da lasciare su queste pagine e, dopo i tanti anni vissuti, sa che bisogna puntare sull’essenziale e far sì che venga tramandato perché il nostro Paese non resti incastrato in una ruota da criceto di raggio 1 metro. Veronesi racchiude, non in una bottiglia, ma in un libro accessibile a tutti, il suo “messaggio di fiducia”, ma, precisa, “di fiducia consapevole”.
“Il dubbio come metodo, la trasgressione come strategia”. Lo scrive nelle prime pagine, lo applica nella vita, lo dimostra anche in questo libro in cui comunica le sue opinioni, non dubita, ma ammette che altri lo possano fare. E lo accetta. Come sull’eutanasia, in cui non cerca lo scontro con chi crede – “io oggi sono un non credente alla ricerca del perché” – e ne capisce la posizione pur non condividendola. In modo chiaro si pronuncia anche a favore “dell’amore universale”, perchè nella società si introduca “una sessualità più ampia che comprende sia l’omosessualità, sia la bisessualità sia la transessualità”.
Se su questi temi, Veronesi si legge come uomo, puramente uomo, dimenticandosi il camice che sfoggia in copertina, il medico Veronesi fa capolino, nei capitoli dedicati all’alimentazione e al fumo, alla ricerca, alla scienza che, senza ombra di dubbio, per lui è “Science for Peace”. Nel 2009 ha fondato infatti a Milano un movimento che si chiama così, e agisce così.
Scritto da un uomo alla soglia di 90 anni, questo libro è sorprendentemente pieno di futuro e di grinta, tanto è lo spazio dedicato ai giovani, a cui riconosce, senza ammettere discussioni, “una gran voglia di fare e una straordinaria capacità di comunicare”. Lo ribadisce fino all’ultima riga: “senza frontiere e senza barriere ideologiche, i giovani sono il nostro più potente strumento di pace e le donne il nostro timone”.
Uomo di mondo, oltre che di scienza e di quant’altro gli si voglia attribuire, Veronesi in questo libro umano non dimentica le proprie origini milanesi. Più volte cita la città dove è cresciuto e ha spesso lavorato, (fino allo scorso settembre era direttore scientifico dello IEO, situato a Milano, oggi lo resta “emerito”), una città dove “ho sempre abitato in affitto, non amo il possesso, così come non amo il lusso”. Dove “quando ero ragazzo era normale vedere per la strada corpi di persone giustiziate”, poi, “con 7 figli molto socievoli e animati da un forte senso di solidarietà, posso dire che da casa nostra è passata mezza Milano”. La città dove ha iniziato e non ha mai smesso, partendo e tornando, di a “vivere ed esercitare da uomo”.

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