ANNEGANDO MILANO

annegando-milano-217064“Primo romanzo con Isbn sul retro” del 44enne milanese Alessandro Belloni come lui stesso o definisce, “Annegando Milano” (Eclissi Editrice) è una guida alternativa di una città parallela, “al piano di sotto”: munirsi di k-way, costume, salvagente, maschera da sub, quindi, e di curiosità. Sì, perché è la curiosità, maschile soprattutto, il motore del libro e delle indagini condotte da un depresso protagonista accompagnato da un amico meccanico e uno di vecchia data, buon frequentatore, se non agitatore, di centri sociali.

Da una frase sussurrata in punto di morte da un operaio “vittima di una fontana”, gli sgangherati si improvvisano detective barcamenandosi nel mistero fino a scoprire un piano segreto che ha del diabolico. Ma è anche affascinante, almeno per come lo racconta Belloni: si tratta di rivendicare il passato “Annegando Milano”. In tempi di Expo, in cui l’acqua in città sembra la benvenuta, in cui infinite discussioni sulle vie d’acqua animano le cronache cittadine, in cui sono molti gli occhi puntati sui Navigli e sul loro discusso recupero, la storia di Belloni acquista una forza magnifica. La forza dell’ironia, la forza “destruens”, la forza narrativa della semplicità, caratteristica costante in tutte le 270 pagine. Più i cunicoli si fanno perversamente intricati, più la scrittura pulita e il tono famigliare dell’autore “filano liscio”, che lo si legga in metro, sul divano, su un prato, a letto con una fievole luce come quella che sopravvive nei sotterranei in cui ci trasporta tutti.
Punire Milano annegandola: ci si chiede “Di cosa? Perché? E, soprattutto, ce la si fa?”. E’ una idea che può sembrare a tratti, a fasce orarie, da attuare; il romanzo di Belloni, è assolutamente da leggere. Strampalato ma mai ondivago, diverte e colpisce, nelle sue pagine ci si smarrisce, per poi trovarsi al “dunque” senza aver fatto mai fatica, condotti dalla corrente dei flussi sotterranei, i veri protagonisti. Troppa immedesimazione. Sì, questo è il rischio, soprattutto per chi frequenta la città: dopo aver letto “Annegando Milano” non potrà evitare di chiedersi “cosa ci sta sotto”. Sotto il manto stradale, sotto il Castello Sforzesco, sotto ciò che accade sopra.
Per punire Milano immergendola nelle sue antiche acque, l’autore si è “punito sciroppandosi lunghe gite sotterranee al Castello Sforzesco e lungo alcuni tratti braidensi del Naviglio, letture immersive di carte antiche e grossi bricchi di thè, orzo, coca-cola allungata con l’acqua, a volte chinotto”. Liquidi, sempre liquidi, per un libro che scorre via, ma resta, come un corso d’acqua che con limpida forza smussa angoli e plasma le superfici da cui passa.
Così, fa il libro di Belloni: col fiato sospeso, come a star sott’acqua, lo si legge fino all’ultima sorprendente pagina che concede un distendersi. Una boccata d’aria, di luce, di leggerezza, dopo la tanta tensione e la lunga apnea attraverso una morte torbida e percorsi labirintici senza speranza di uscita.

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