PANTANI È TORNATO

566-4461-6_6011ef4001c7e8476acc7b849945e937Restituire l’onore ad un campione, che è anche stato un amico, per lui, per molti un eroe, per altri un mito crollato, per altri ancora la vittima di sé stesso. Questo è l’obiettivo di Davide De Zan, giornalista e conduttore televisivo che per 5 anni è stata la voce del Giro D’Italia accompagnando Marco Pantani, il “suo” campione, verso il primo successo in rosa.

In una continua staffetta spazio temporale tra la Madonna di Campiglio del 1999 e la Rimini del 2004, con il rigore del giornalista e l’affetto di un amico, De Zan pubblica per Piemme Edizioni un libro inchiesta sulle due morti di Pantani, quella dell’atleta, e poi quella dell’uomo. “Pantani è tornato” è il titolo, “se mai se ne è andato” viene da aggiungere, leggendo De Zan, che si sia d’accordo o no con la sua ricostruzione. Quello della morte di Pantani, infatti, è un giallo vivo, che lascia pensare, che fa pensare, che crea una sensazione di incompletezza. Nella sua prefazione, Giorgio Terruzzi, altra celebre firma sportiva, confessa “la sensazione di avere a che fare con ombre e misteri, violenze ed errori”, e se De Zan, dichiaratamente, ma con professionalità, fa “una scelta di campo esplicita, sospinta da affetto per il campione anche amico”, allo stesso tempo il lettore può scegliere, sfogliando il suo libro, da che parte stare.
La bellezza di questa inchiesta puntigliosa e serrata, ricca di dettagli, fatti e clamorose dichiarazioni, è la libertà di farsi una opinione, diventando però consapevoli dei tanti elementi dissonanti. delle contraddizioni di una indagine condotta “così superficialmente da portare la stessa superficiale che ha portato la magistratura a riaprire il caso”.
Luci abbaglianti e ombre scure si alternano nel libro, come nella vita di Marco Pantani – spesso è inevitabile se si è campioni – e lo fanno in modo così repentino ed irregolare che gli occhi faticano ad abituarsi all’una e all’altra condizione. Grazie alla guida di De Zan, si possono percorrere con la sua voice off, le strade difficili verso una verità, quelle che lui stesso sta percorrendo senza costringere tutti alla sua destinazione. Solo, ciò che impone con il suo libro, è di “scegliere di non fermarsi, ma di procedere e andare a fondo”.
Per “rompere la spessa coltre di menzogne che seppellisce” il caso Pantani, come De Zan spiega anche nel book-trailer del libro, il giornalista gioca la carta delle prove scritte raccolte – per 228 pagine – per altre 8 lascia parlare 28 foto del campione.
Ogni pagina è un colpo di pedale nel seguire Pantani in una buia discesa agli inferi, che lui percorre da Madonna di Campiglio a Rimini, dal 1999 al 2004. Nella cronaca della volata finale del campione, De Zan parla di “complotto e criminalità organizzata” ed evoca una terza parola più terribile: “omicidio”. Non da coautori, ma quasi idealmente sì, a difendere l’onore di Pantani nel libro ci sono la madre Tonina e Antonio De Rensis, l’avvocato della famiglia: assieme a De Zan sono le persone che non hanno mai smesso di lottare ostinatamente. Fino ad oggi, quando, come spiega Terruzzi, “Pantani è costretto a pedalare ancora, come un fantasma senza pace, tra i nostri pensieri e l’amarezza che nega, alla fine, una quiete, quella serenità che sopraggiunge dopo una lunga corsa a traguardo tagliato”.

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