EXPO, IL VINO, LEONARDO E UN MISTERO

566-3819-6_b10f6f01d2b2757fa1ce62f2eb14e18cScorre tra vero e verosimile, entrambi conditi da sogni ad occhi aperti, ma scorre più veloce che mai il tempo quando a due settimane dal discorso inaugurale di Expo ne sparisce l’oratore. Lui è Attilio Scienza, ha il sogno di far rivivere il vigneto che Leonardo Da Vinci coltivava mentre di dipingeva l’Ultima Cena, a pochi passi da Santa Maria delle Grazie. Lo faceva per amor del vino, sì, ma “anche per tenere un calendario biologico delle variazioni climatiche del Ottimo Medioevale senza cui non ci sarebbe stato Rinascimento”.

Sul sogno, si interrogherà anche il lettore de “Il vigneto Da Vinci”, soprattutto se dell’area metropolitana, proiettato a pochi metri da dove si trova e a qualche mese dal presente. Siamo nella Milano in fervente attesa di Expo, ci si prepara a difendere la “nostra” cotoletta dalla altrui schnitzel, e di mantenere nel petto il lontano orgoglio delle Cinque Giornate.
“Sogno o son desto?” è una domanda più inquietante di “chi è l’assassino” in questo giallo pubblicato da Piemme e la prima, al contrario della seconda, non ha una risposta, non ancora, perché tutto ciò che Giovanni Negri racconta può ancora succedere. Eccome se può. E l’intrigo di invidie, segreti e sospetti ben tessuto e intinto nel vino, tanto losco quanto lo sarebbe in qualsiasi altro contesto, si incastra perfettamente nella cornice del romanzo. Ciò che ha scritto questo produttore di Barolo, Chardonnay e Pinot Nero lontano da Milano, che scrive e parla di vini nel suo sito http://www.giovanninegri.it, potrebbe essere una profezia: “al momento nulla vieta che…”.
È vero il vigneto. Dal ‘500 è sopravvissuto fino al 1922. Vero anche il progetto di genetica per studiarne le caratteristiche e l’idea alla “Jurassic Park” di riprodurlo. Magari proprio “in occasione di Expo”, un ritornello talmente non ai milanesi che a ottobre 2015 dovranno trovarsi un’altra “in occasione di”. Buona, magari migliore.
Tutta la parte tecnica e scientifica del libro è vera: come non fidarsi di un autore così autorevole, in tal merito? La può dare a bere a tutti o quasi. Forse non al professor Scienza, ma sicuramente anche al suo bravo Cosulich a cui affida le indagini per la terza volta, dopo “Il sangue di Montalcino” (Einaudi) e “Prendete e bevetene tutti” (Einaudi). Questo commissario, “in occasione di Expo”, è l’uomo adatto perché uno dei pochi rimasto ancora lucido nonostante lo stressante count down a cui la città volente o nolente è stata costretta.
Cosulich “nutre fastidio per la dimensione orwelliana, gigantista che accompagna ogni appuntamento planetario”, quindi riesce ad essere indifferente ed affrontare con lucidità le frange di “expottimisti” e “no Expo” che affollano il romanzo. E poi, lui non è uno che ama parlare coi giornalisti, anzi, soprattutto ” in occasione di Expo”, attenzione alla stampa: “ne va dell’immagine dell’Expo, dell’immagine di Milano, della comunità scientifica, dell’Italia, del governo, della Polizia e infine , ultima e piccina, dell’immagine dello stesso commissario”.
Lasciando interagire personaggi – i suoi – e persone – della realtà – la storia de “Il vigneto da Vinci” scorre veloce, con quella giusta ansia che è giusto mettere al lettore di gialli, amplificata dai rintocchi di un orologio che punta al primo maggio 2015 tanto più veloce quanto più vaga è la soluzione del mistero.
Nella Milano in attesa dell’evento ritratta da Negri, non mancano la criminalità organizzata, il ricco russo, gli imprenditori spietati e le donne arroganti fatali tentatrici. Ci sono le università, le imprese e le istituzioni, e anche i cittadini, tutti nel mood “in occasione di Expo”. C’è tutto, tutto è pronto perché la storia di Negri diventi storia, anche se, prudente, l’autore lascia che si giochi fino all’ultimo con vero, finzione e verosimile. “Vera è la cornice di Expo, compresi slogan, ambizioni e proclami – avvisa – Se poi Expo sia vera anch’essa, questo non so. Io Expo l’ho solo immaginata. Ha fatto da sfondo ad un sogno”.

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