UN BLUES PER PENNAC

Malaussene_Band2_altaRivista in chiave blues, liberamente ma senza deturparla, la scombinata famiglia del capro espiatorio inventato dall’autore francese Daniel Pennac, messa in scena di questi tempi, in una ex balera della periferia di Milano, suona bene. Suona bene come suonano bene le musiche originali di Davide Carafòli e Diego Donelli, le voci e i musicisti del gruppo e le letture vivaci del giovane Valerio Ameli.

Lo spettacolo che li vede protagonisti, fianco a fianco con gli altrettanto carismatici personaggi del romanzo, si chiama “Il Blues di Malaussène”. Dopo una prima data, il 26 febbraio scorso, dará un’altra possibilità, a chi se lo è perso, tornando in scena allo Spazio Teatro 89 (via Fratelli Zoia, 89) il 18 marzo. Lì, questo gruppo intraprendente di artisti porta note e storie d’oltralpe in quella che alla realtà dei fatti è una “balera resuscitata”. Questi spazi, oggi Spazio 89, esistono da quasi un secolo: ne avranno viste, da lì, negli anni in cui Milano si è trasformata in modo quasi irriconoscibile. Ma forse Pennac e le sue esilaranti storie mancavano, ed ecco un po’ di gioventù che sa riproporle senza impigrirsi e senza giocare sulla fama dell’autore ma mettendoci del suo. Oltre a tanta passione, tanta grinta e tanta professionalitá.
In nero, schierati, con alle spalle i video e illustrazioni di Claudio Francescato, colorate multietniche alla maniera di Belleville, “Les Garçons de Belleville” alternano e sovrappongono suoni e voci in un omaggio personale e ideale al capro espiatorio Benjamin. E non solo: lo spettacolo trascina il pubblico, lo fa ballare o almeno ondeggiare, lo obbliga a suon di chitarra, piano e batteria e basso, ad un’avventura sonora-letteraria.
Abituato a sentire soprattutto note, lo Spazio 89 con “Il Blues di Malaussène” “beve” le parole, liberamente tratte dal celebre romanzo di Pennac “Ultime notizie dalla famiglia”. Chiunque le ascolti, ne resta coinvolto grazie anche alle musiche originali di Davide Carafòli e Diego Donelli che le fluidificano. Si trascorre  la serata immersi nella famiglia Malaussène, con Julie, la mamma, il Piccolo con i suoi occhiali rosa, lo zio Stojil e il resto della scombinata tribù di Belleville.
Sembra evasione pura, tra romanzo e note, ma poi se ne esce con una idea di famiglia originale, a tratti provocante, per lo meno nel nostro Paese, e universalmente simpatica. Contribuiscono all’ottimo effetto finale la voce narrante di Ameli, gli sfondi di Francescato e ogni membro della tribù musicale dei Garçons de Belleville, completata da Gaia Pedrazzini, Elena Casciati e Barbara Cossu (voci), Diego Donelli (tastiere), Emanuele Botti (chitarra), Andrea Varischi (basso) e Ruggero Pazzaglia (batteria). Nato nel 1999 da un’idea di Antonio Molinari e Bruno Guerri, “Il Blues di Malaussène”, arrivato ora a Milano, può e dovrebbe fare ancora tanta strada.

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