VIAGGIO SU UN TRAM CHIAMATO MILANO

productÈ con “orgoglio e pregiudizio”, nutrendo il primo ed eliminando il secondo, che ogni milanese conclude quel viaggio nella “Milano e i suoi trasporti” che Meravigli Editore propone nella collana “Scorci e memorie”, affidando i propri lettori alla mai saccente compagnia di Luigi Inzaghi. Giornalista e musicologo, dalla melodiosa e dal sostenuto ritmo – a Milano è vietato perder tempo – è lui l’autore di un libro verticalmente dedicato alla rete dei trasporti pubblici della città e dell’hinterland.

Se il tema oggi sembra attuale più che mai, non lo èo meglio, lo è ma non “più che mai”. Basta infatti leggere i primi paragrafi sulla SAO (Società Anonima degli Omnibus), sull’AEM o sulle Ferrovie Nord Milano per accorgersi che i trasporti sono da sempre attuali a Milano, al centro delle polemiche ma anche dell’attenzione di investitori e “copiatori di idee”, del mercato e degli studi internazionali su tecniche e tecnologia. Anche i rumors e il chiacchiericcio cittadino, in passato come oggi, hanno speso parole di apprezzamento e critica al sistema dei trasporti. Solo che quelle attuali fan storcere la bocca, mentre quelle dei decenni passati la piegano in un sorriso, complice l’uso del dialetto. Soprattutto nella prima parte del libro, dove ci si trova ad immaginare “el manetta”, “quel de la guggia” o “el biscella”, il fatidico controllore. E come non rimpiangere “el sguisciatram”?
Ricco di immagini e di documenti, nostalgicamente affascinanti e curiosi, questo excursus è scorrevole e interessante, e non così monotematico come il titolo vuol far credere. Con lo spuntare di stazioni metropolitane o ferroviarie, mentre la metamorfosi di tram e bus accelera vorticosamente, la città cambia. Scrivendo apparentemente solo delle sue linee trasporto, Inzaghi ne racconta il cambiamento sociale. Quartieri che nascono e rinascono, classi sociali che spronano e rimproverano a singhiozzo la Milano che avanza. Se così è andata per oltre mezzo secolo, si legge, è così che forse continuerà ad andare, tra tagli di nastro e brontolii, titoli fiammanti e titolati esperti che “si poteva fare diverso”.
Stando sulla banchina mentre transitano affari ed interessi, stando sulla banchina con il libro di Inzaghi, si può viaggiare nel viaggio, sentirsi un pendolare della storia, un abbonato non annuale, non mensile, ma secolare, quasi. Tutto solo leggendo.

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