LA STRADA DI ILARIA

cavalli_sito_350px_OK1Se il titolo dell’ultimo capitolo vale ancora, “Non tacere”, pubblicato da un anno, questo libro è da riproporre, anche se l’anniversario non è più tondo. Il 20 marzo 2015 sono 21 anni che Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati assassinati a Mogadiscio e la casa editrice Milieu si è affidata alla penna di Francesco Cavalli, per “non tacere”. Il suo “La strada di Ilaria” è un viaggio, nella storia, nel passato, ma che guarda il futuro affidando alle mani e agli occhi del lettore cronache di “fatti non sono comprovati, ma che restano nondimeno ragionevolmente possibili”. 

Tra l’emozionante e rispettosa prefazione del giornalista Pietro Veronese e la ancora più emozionante, a tratti straziante conclusione di Mariangela Gritta Granier, presidente dell’associazione Ilaria Alpi, il rigoroso Cavalli racconta i fatti. Lo fa in 100 pagine, neanche, in modo semplice e agile. Lo fa alternando dialogo e descrizioni, spostando il suo sguardo dove i fatti, ancora e solo i fatti, lo attraggono. L’autore ricostruisce “La strada di Ilaria” donna e giornalista e del suo operatore, restituendo la loro figura a chiunque voglia conoscerla o ricordarla e regalandola con eleganza anche ai più giovani che non l’hanno incrociata, in vita, con pudore per una tragedia da raccontare senza che diventi “simbolo di”. Linguaggio, riferimenti e collegamenti, che costituiscono il tessuto della narrazione. non sono affatto criptici o “solo per chi c’era” o solo “per chi vuol intendere”: sono per tutti coloro che hanno voglia di verità. Proprio come Ilaria. Il libro che Milieu ha proposto per il 20esimo anniversario della morte dei due, a marzo 2014, è purtroppo valido anche quest’anno, con una matassa ben raccontata ma ancora da sbrogliare. Cavalli racconta ciò su cui stava lavorando Ilaria Alpi e le ragioni della sua morte non nascondendo si tratti di un “caso scomodo, insabbiato velocemente per le tante implicazioni fra Italia e Somalia”. Si assiste, attraverso una lettura piacevole, a spiacevoli traffici di armi e di rifiuti tossici, arrivando all’ancora più spiacevole constatazione di fatti di corruzione che restano misteri ben radicati nello storico rapporto fra i due paesi. Se un romanziere, forse, non si sarebbe così appassionato alla storia di Ilaria, o forse avrebbe percorso un’altra strada, Cavalli ne percorre la strada, letteralmente e assieme a chi lo legge. E non si discosta dal rigore della sua professione, dosa passione e informazioni con una abilità tale che sembra quasi di ascoltarlo raccontare a voce, percependo un fondo poetico nella vicenda. No, non è irrispettoso questo sentire, se capita, del lettore: è ciò che un professionista, ben preparato e allo stesso tempo appassionato sa provocare, sia negli adulti, sia nei ragazzi che 21 anni fa, non c’erano, ma che oggi vivono comunque l’assenza di una soluzione al caso. Nei mesi scorsi, qualche fortunato ha potuto vedere in scena, a teatro, questo mistero italiano, con al centro una giornalista romana, cittadina onoraria anche di Sesto San Giovanni, della città metropolitana.

 

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