AL BAR CON LE RAGAZZE

al-bar-con-le-ragazze-167500Per non “farsi far su” si intitolerebbe questo libro di Riccardo Besola, se fosse riservato ai soli lettori di sesso maschile, e il suggerimento non dichiarato resta e risuona in tutte e quattro le storie che si intrecciano ne “Al Bar con le Ragazze”. Pubblicato da Eclissi editrice, il volume spazia nella Milano degli anni ’70, tra alta borghesia e misere speranze di chi tira a campare attraverso vite, vie e abitudini pescate dai vari gradini sociali della città. Una città che vive i suoi anni ’70 e l’autore che tanto ama questo periodo, la ritrae “spiandola” tra case di ringhiera, cinema di serie B, bische clandestine.

E la riempie di criminali e droga, ne ascolta i dialetti che vi si mescolano disordinatamente e la ama. La ama come ama, in fondo, tutte e quattro le protagoniste, come si amano le donne, con un po’ di critiche, realismo, ma devozione. La sua emerge dalle descrizioni di atti e gesti che mostrano il loro lato meschino con una ammirazione, quasi, per la capacità di farla franca, di avere la meglio sulla categoria maschile che, proprio, “non esce bene” quando è “al bar con le ragazze”. Anzi, tra le pagine, sembra quasi di sentire Besola, dagli anni ’70 con un’eco vintage, urlare “desciulatevi”. Sì, userebbe questo vocabolo, si direbbe, leggendolo.
Passando da Ornella a Ileana, e poi raccontando Regina e Mirta, l’autore riesce e rappresentare autenticamente l’eterogeneità femminile, la cattura trasversalmente identificando il tratto comune della malizia, e rendendolo un fil rouge che cuce l’alta società borghese alle classi più popolari, quasi di strada. Quasi in strada. Come Ornella, la prima protagonista, e il suo Walter: poveri in canna, i due sognano di fuggire con un pieno non di benzina ma di sogni e di amore reciproco. Loro sono in piazza Wagner, ma per la seconda storia il lettore si sposta in via Pagano, ritrovando un po’ di miseria e tristezza nella figura di Amilcare. Ileana gli è molto legata, ma lui, inutile negarlo, è sfortunato, e per giunta anziano e umile calzolaio. Ha una “fissa” per il fumetto Kriminal e la sorte “cattiva” fa sì che una notte gliene rubino l’intera collezione. Dai furti, al mondo del night, sulle note delle melodie di Regina, regina di un locale fumoso di via Padova. Dalle movenze affascinanti, e ingannevoli, la sua figura è quella di una illusione in cui l’autore sembra suggerire di “non cascare”.
Nell’ultimo racconto compare la Milano dell’upper class, con Mirta. Siamo in una gran bella villa di via XX Settembre, lei è ovviamente giovane e bellissima, e come se non bastasse, moglie del direttore di una grande azienda di assicurazioni.
Brevi e vivaci, le 4 storie non si possono raccontare: sono un’ottima compagnia per un viaggio in metro o da pendolari a raggio corto. Appoggiando il sedere sui sedili, ci si ritrova al tavolo del “bar con le ragazze”, in un’altra epoca, in una Milano che Besola esplora attraverso il genere noir per attraversarla e darle voce con onestà e completezza, nelle sue molteplici atmosfere. Un altro genere letterario non abbraccerebbe con così tanta generosa passione. Besola con questa chiave, in questo come negli altri suoi libri – tra cui “Nera La Notte” (RaiEri), “Piombo” e “Mala Femmina” (Eclissi) – sa raccontare moda, calcio, lavoro, musica, poveri cristi e arrivisti. La città con l’anima e quella che l’ha persa, e, la terza parte, la più affollata, che l’anima l’ha smarrita ma la cerca costantemente, con un po’ di angoscia. Besola con distacco ed ironia, si vede che si diverte, a descriverla ma si vede ancora di più che la ama, soprattutto se anni ’70. Nelle sue pagine non si trova quella già raccontata e preda di stereotipi, ma quella nascosta nelle periferie e nella campagna e dove il cemento cerca di avanzare, e ci riesce. Nei contorni, quelli che molti altri attraversano senza badarci. Lì, si ferma lo sguardo di Besola, che osserva, ascolta e dà voce e forma a storie che hanno tutta la dignità di essere lette a testa alta. Anzi, con quell’orgoglio ribelle di chi non si fa abbindolare che si impara quando si frequenta il “bar con le ragazze”.

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