TRE VOCI PER LA PELLE DEL CUORE

copEntrare in un silenzio rispettoso di pavimenti lucidati con fatica per decenni, accogliendo dentro di sé, e provocando ai suoi lettori, un fragore emotivo forte di esperienze e di ricordi vivi. É ciò che sa fare con gentile decisione, nero su bianco, l’autrice romagnola ma milanese d’adozione, Marina Salvi raccontando “La pelle del cuore”. Nel suo romanzo, pubblicato dalle edizioni Il Ponte Vecchio, la sua voce si triplica prendendo corpo non in una ma in ben tre donne. Tutte e tre anziane, e non un caso, come non lo è il fatto che siano alle prese con il passar del tempo e l’andare degli anni, inesorabile.

“Le loro ciabatte camminano da sole. Le loro finestre regalano luce lunare anche di giorno” scrive l’autrice, avvertendo che le sue protagoniste “ispirano simpatia e desiderio di emulazione”. Sembra quasi un avvertimento. Per Nina. Per Siria, per Dalia, molti anni sono già andati, sono alle spalle, e le loro attuali esistenze, con tanti acciacchi tanti quanti i ricordi, provano a dare una risposta ad una inconfessata ma universale domanda. “Quando saremo vecchi affiorerà il peggio di noi?'”.
Salvi non risponde, né una volta, per sua voce, né tre, per voce delle sue donne. Non gioca alle tre carte con le protagoniste, non lo fa né nell’indice né tra le righe. Non si può accusare l’autrice di essersi ritratta dalla questione posta all’attenzione del lettore fin dalla prima pagina. Anzi. Il suo farsi in tre sembra moltiplicare la possibilitá di raccontarsi e di raccontare quanto le preme.
Sfiorando “La pelle del cuore” si può cogliere il mettersi in gioco dell’autrice nella quotidianitá semplice e profonda delle azioni e delle scene raccontate. E nei dialoghi che, piú di tutti, riescono a vincere anche le ultime resistenze. Quelle che fanno a volte credere di essere esonerati dall’invecchiare, soprattutto in una societá che diventa anziana barando continuamente sull’etá dichiarata.
Non dimentichiamo che siamo in una cittá che, ricca di occasioni, fornisce spesso e volentieri a chi le cerca, anche quelle per dimenticarsi dell’insorabile avanzare del tempo. In analogico o in digitale, dando un’occhiata furtiva al tablet in metro o cercando o interrogando le lancette poste su un campanile cittadino a piacere, il tempo passa. Così “La pelle del cuore” si arricchisce di rughe e di vita, strisciando lentamente le ciabatte in corridoio, mentre fuori tutti corrono.

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