SEI VOCI PER MILANO

5061-3Chi arriva, chi se ne va, chi vi transita come una scheggia impazzita e chi ci “cazzeggia” vagabondando. Milano è una città di movimento, fatta di quartieri che vogliono dire la loro, ma soprattutto di persone. Alcune, solo alcune, ma rappresentative nel loro anonimato, sono le protagoniste di una antologia che generosamente la siciliana Sellerio ha dedicato a questa fredda città del nord. Ha chiamato 6 autori contemporanei – Marco Balzano, Francesco M. Cataluccio, Neige De Benedetti, Paolo Di Stefano, Giorgio Fontana e Helena Janeczek – e ha consegnato ai propri lettori risposte e domande su quella che è la metropoli italiana per antonomasia. E anche per frenesia e per fama, anche un po’ meritata.

In questo anno speciale per Milano, con l’Expo che la porta nelle prime pagine dei giornali dove già non mancava di essere strillato il suo nome, questo libro, semplicemente intitolato “Milano”, si chiede, ci chiede e chiede agli autori, dove si sta andando. La città, Milano, il Paese – perché Milano ne è la Locomotiva, come si suole spesso dire – e anche i protagonisti dei racconti che, nel loro muoversi con o senza una meta, concedono ai lettori uno sguardo non banale su una città “sovra-raccontata” su carta e su web.
Dalla Stazione Centrale, dalla penna di Cataluccio esce il punto di vista di un profugo architetto siriano che si trova in spazi “assiro-babilonesi” abitati da pendolari che non lo vedono, impegnati a seguire la traiettoria verso casa, ma anche da volontari e associazioni che lo accolgono e lo aiutano. Da Firenze, questo autore arriva a Milano, anche lui in treno, in Centrale, per mostrare quella “parte positiva di chi affronta l’emergenza e che mi fa essere orgoglioso di pagare le tasse a Milano”. Una parte che, a chi non “arriva” ma “è” a Milano, non sempre è evidente.
Dal treno al tram con Neige De Benedetti che non sa scegliere un luogo perchè Milano è un movimento continuo, personaggi che si incrociano e vivono con la città, con sé stessi e con gli altri, un rapporto incostante. Come quello che l’autrice stessa ha ammesso di avere con Milano, dipinta con sensazioni e scorci, di fermata in fermata, di volto in volto.
Non si guardano in faccia, invece, i due giovani amici che nel racconto di Helena Janeczek chattano. Uno dei due è milanese, anzi, è “un Milanese” della Milano bene, da generazioni, figlio di architetti e ingegneri che amano disquisire dell’evoluzione urbanistica meneghina più recente. Lui invece racconta la città al suo coetaneo del Sud “di striscio” concentrato su una fiera di videogiochi a cui riesce solo a fare un salto. Sì, perchè essere milanese vul dire anche, spesso, soccombere agli impegni di famiglia, di quella che, da milanese borghese, ha faglie e rigidità che l’autrice è abile a disvelare con ironia sferzante. E con la schiettezza di un adolescente che il bon ton non l’ha ancora incontrato per le vie della città.
Bon ton ce n’è poco anche nel racconto di Giorgio Fontana. Nel corto, come nel lungo, la sua narrazione è sempre provocante ma educata, occasione di riflessione ma mai obbligo di. Stavolta si suda nelle sue pagine, e si corre e si urla, nell’estate degli sgomberi dei centri sociali. Lampante è “la capacità di Milano di essere più reale di ogni sogno o perversione” e Fontana la racconta con amore, amore tormentato e che si percepisce con forza in ogni sua riga. Soprattutto quando critica questa città di contraddizioni, un po’ come si critica la compagna per una inezia, tacendo il profondo, forse troppo profondo, amore con cui la stiamo guardando di sottecchi.
Non poteva mancare un ingegnere tra le voci che hanno risposto all’appello, e Di Stefano ne sceglie uno slavo che spiega come “Milano non era più il paradiso grigio che avevo conosciuto all’arrivo”. “Paradiso grigio”: definizione emblematica che vale da sola quanto un intero racconto. Da insegnante di liceo, Balzano si mette nei panni di un supplente e per mano porta i lettori in visita in un alloggio per pazienti psichiatrici ad incontrare un alunno lì ricoverato. Da milanese, ecco l’autore scegliere una esistenza che arricchisce la narrazione a più voci di Sellerio sorprendendo: sembrava si fosse già detto tutto della “stranota” Milano, e invece…

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