BRERA NERA

LAntiquario-di-Brera-immaginePiace, o non piace, lo si divora, a morsi, o lo si molla a meno di metà, ma il nuovo romanzo del 39enne Ippolito Edmondo Ferrario un gran bel noir milanese. Duro, senza complimenti e senza rispetto per nessuno, nemmeno per chi lo legge, nemmeno per la città che lo ospita e, in particolare, per il quartiere “in” dove lavora i protagonista: Brera. Dal titolo – “L’Antiquario di Brera” – si capisce che tutto parte da via Madonnina. Civico 9. Ci si trova in un negozio di antiquario che pare uno scrigno delle meraviglie, anche se di meraviglie è difficile parlarne data la storia alla base del romanzo, liberamente ed esplicitamente ispirato alle vicende realmente avvenute a quello che Cesare Lombroso ha definito ai tempi “un sadico sessuale, vampiro, divoratore di carne umana”.

Lui è Vincenzo Verzeni, il “Vampiro della bergamasca”, nato a Bottanuco nel 1849 e condannato per l’omicidio di due donne e l’aggressione di altre sei ad un ergastolo da scontare a Milano, nel manicomio criminale della Pia Casa della Senavra. La storia “tosta” di Ferrario trova spazio da Frilli Editore e nella mente del lettore che non si fa spaventare da nulla.
Si indigni pure, e resti pure disgustato, il lettore pronto ad arricciare il naso appena si esce dal tracciato, sembra dire l’autore già nelle prime pagina, ma chi resta, goda. E’ in puro “stile Verzeni” questo suo ragionamento che, nel romanzo, è condito con sesso e ironia perfettamente aggiornati entrambi al 2015. Alla Milano dell’Expo, e oltre, nel tempo e nello spazio.
Al centro di questa staffetta tra 800-900 e 2015 c’è un oggetto “di cui qualcuno si è voluto liberare”. Chi lo fa avere al protagonista “ha colto l’occasione” e lo ritiene “un omaggio ad una amicizia di vecchia data”. Ma poi avverte: “stai attento amico mio”, come se ce ne fosse bisogno. Il clima creato da Ferrario basta e avanza per far capire che non si scherza. Lo avvertono anche i personaggi con cui popola le strade della città di oggi. Negozianti, baristi, ristoratori, veri e non fittizi, sono le vite che incrociano le vicende . I personaggi del libro sono veri e facilmente individuabili. La vicenda di Verzeni è vera ma presenta un buco temporale sulla morte dello stesso che l’autore ha colto senza farsi pregare per sviluppare una storia con cui raccontare il passato ma anche la Brera di oggi, la realtà di un quartiere della movida milanese. Si è servito del 61enne antiquario Neri Pisani Dossi. Nobile, milanese, sì, ma non nobile d’animo né milanese tipico.
Staccandosi dal suo precedente e da molti amato protagonista, l’autore ha scelto deliberatamente un Neri dissacrante. Come se volesse fare una cernita tra i lettori: tra chi regge e chi non regge. Un po’ come Milano con le sue tante violenze e le sue altrettante contraddizioni: mette alla prova. Nel bene e nel male, per girarla dentro e fuori la cerchia, bisogna avere stomaco. Bisogna non indignarsi troppo, ma piuttosto, prenderla con ironia dissacrante e andare avanti. Avanti verso Expo, avanti nonostante ciò che si dice, ciò che si vede, ciò che si scopre. E anche nonostante ciò che si riceve in eredità, da un vecchio amico, o dalla propria città in continua trasformazione.
Chi si ferma, a Milano, o chi si impunta, o chi vuol essere “perbene” per forza, non se la caverà. Analogamente chi si lascia disorientare da ciò che accade nel libro sarà sorpreso – questa sembra essere la lezione del libro – da atti di profonda umanità compiuti da soggetti insospettabili. E milanesi al 100%.

 

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