DIVORARE EXPO

LAURANA_-_Rimmel_-_024_Divorare_MilanoCittà crocevia di biografie diverse, città che sta imparando a rispettarle senza volerle omologare, o reprimere e comprimere, intento che la rende tanto bella e generosa, a volta, ma sempre più difficile da amministrare. È la Milano che inaugura Expo, il primo maggio, ed è la Milano che nel libro a 8 mani di Laurana Editore, “Divorare Milano”, vede radunarsi i potenti del mondo nella fermata della metro di Repubblica. Il giorno dopo, lontano dal sito, di nascosto, confabulano e sono tutti d’accordo, mentre in superficie si mostrano i denti e mostrano un mondo che nella direzione giusta non sta andando.

Tutti “made in Laurana” i quattro autori di “divorare Milano” – Gabriele Dadati e Marco Drago, Pierfrancesco Majorino e Lucia Ingrosso – anche loro un po’ confabulando, sono partiti da questa surreale situazione per raccontare con sguardo scanzonato, ironico – ma di quella ironia che punge parecchio – la città dalle tante contraddizioni.
Senza paura, forse perchè l’unione fa la forza, hanno scelto le date piú scottanti dell’esposizione e i temi piú scomodi. Chi in ritardo, chi con già tutto in mente dall’inizio, tutti si sono ingegnati per fornire uno sguardo “inclinato” sulla città, smarcandosi abilmente dai luoghi comuni e dalle polemiche senza però comparire naif. O, peggio, ipocriti o censori. Anzi, l’effetto dell’intreccio ottenuto in questo “romanzo ai tempi di Expo” è quello di una interessante incursione letteraria in quello squarcio tra voci pro e voci contro. Tanto sono entrambe amplificate nei loro eccessi, che resta una zona grigia in mezzo, e Laurana la dipinge con una gamma di colori e di stili che solo un gruppo ben fornito di voci poteva riuscire a sfoggiare.
Ecco allora i potenti Obama e Papa Francesco, Zuckerberg e Bono Vox, non senza la Merkel e tutti gli altri, passare in secondo piano. Il loro essere d’accordo è “sotterrato”, come il loro rifugio, poi abbandonato, e la città la raccontano altri. I cittadini comuni che incontrano.
Il novantenne in libera uscita dall’ospizio commuove quando si intristisce all’idea che la sua gita ad Expo, a cui mirava fa mesi, salta perchè verrà trasferito in un’altra struttura. A chi disdegna l’opportunità di vedere il sito così a pochi passi, la sua voce farà pensare. Poi c’è la ragazza che cerca lavoro e anche “in vista di Expo” non trova neanche da pagarsi l’affitto. Non poteva mancare chi deve prendere una casa in città e per guardare la Milano borderline arriva nell’intreccio anche un alcolista dall’animo romantico.
Accompagnando i loro destini per le strade e gli uffici, ci si rende conto che Expo è, restando in tema, “l’uovo di cioccolato”. Ingolosisce, fa vendere, ma poi la sopresa è dentro, non è commestibile e, per quanto è sincera, a certi potrebbe anche andare di traverso.
Corale ma omogeneo, “Divorare Milano” è un libro di squadra che ne presenta tutti i pregi. Nella varietà di stili, nella democratica rappresentanza di voci e sensazioni cittadine, nella ricchezza di storie che, seppur con alti e bassi, trattengono il lettore fino al finale.
Più che di Expo, poi, resta in bocca il sapore nutriente della collaborazione che, nel caso di Laurana, ha dato i suoi gustosi frutti. E c’è la conferma che i vincoli creativi, in tal caso “partiamo da Expo”, aguzzano l’ingegno anche letterario, dando vita a storie non sempre in linea con le aspettative, ma che vanno oltre. Conviene leggere per lasciarsi stupire.

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